RIPETIZIONI di Giulio Mozzi

La domanda è:

dove finisce il vissuto e dove inizia l’immaginario?

È ricorrente questa curiosità leggendo le opere di Giulio Mozzi e in questo romanzo ancora di più.
Lo stile è inconfondibile, una firma inimitabile, è, più che mai, il punto di forza nella narrazione spoetizzata di un mondo in caduta libera.
Con esasperante normalità Giulio Mozzi ci propone azioni criminali moralmente inaccettabili e civilmente condannabili. La sua è una scrittura in bianco e nero, dove il bianco e il nero non assumono nessun significato, né mistico, né morale.
La narrazione scorre sul bordo affilato del dolore che nasce da un lutto passando poi attraverso l’abbandono per approdare nella rassegnazione. L’anafettivitá è il rifugio alla mancanza. L’anima giovanile impreparata al grande dolore congela gli affetti che restano imprigionati nei ricordi dell’infanzia quando fiducia e speranza non erano disattese.
La scabrosa sequenza delle immagini narrate diventa il normale  scorrere della vita del protagonista che, con balzi e rimbalzi, cerca un contatto solido e duraturo senza mai appartenere veramente a nessuna delle vite descritte. Ne risulta una personalità passiva e indifferente che diventa attraente, confonde ed esaspera.
È un romanzo palindromo. Tutto quello che succede negli innumerevoli 17 giugno si mischia e si confonde.
Non c’è nessun percorso formativo o di crescita, semmai un abbandono al declino guidato dal residuo di curiosità e trainato dal bisogno di annientare, dissacrare, esorcizzare tutto ciò che di buono può ancora ridestare il desiderio di uscire dal male interiore.
Della mia esistenza fisica sono sempre stato certo, pensa Mario, è sulla mia esistenza morale e piscologica che ho sempre avuto dei dubbi. Il mio corpo sono io, e per quante avventure abbia attraversate questo corpo è sempre rimasto il mio, è sempre rimasto io”
Il protagonista vive lontano dal un sé emotivo che è imprigionato nel passato aggrappato ad alcune foto destinate a sbiadire non nei colori, ma negli effetti e che finiranno col perdere il potere di rievocare i pochi sentimenti sopravvissuti.
È una vita come tante quella di Mario che trova la propria unicità nel mondo scabroso dei giochi sessuali o forse sarà una vita che banalmente sfoga la propria normalità nelle aberrazioni sessuali e diventa unica per la capacità di sopravvivere alle tragedie che scuotono l’animo sensibile?

monica bauletti

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