Otto marzo: noi non festeggiamo

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di Coralba Capuani

Domani è l’otto marzo, giorno in cui ricorre la festa della donna, ma noi di Letterando, che siamo appunto due donne, abbiamo deciso di non festeggiarlo. In quest’articolo vi spieghiamo il perché.

Crediamo che quest’occorrenza, nata come commemorazione di un evento tragico (il rogo di una fabbrica dove morirono molte donne perché, chiuse a chiave, non riuscirono a fuggire – ndr) non è una festa e non lo è mai stata. Forse all’inizio i motivi erano nobili, come quello appunto di esaltare il ruolo e l’importanza della figura femminile nella società, ma via via questa ricorrenza si è trasformata in una festa commerciale i cui unici benefici sono rappresentati dagli introiti maggiorati dei fiorai, pizzaioli, ristoratori e spogliarellisti. Nulla di male, in fondo, se nella realtà di tutti i giorni  il ruolo della donna fosse parificato a quello dell’uomo, cosa che, come sappiamo tutti, così non è. E, anzi, aggiungerei anche che è ben lontana dal vero. Ma quello che ci spinge a non festeggiarla proprio quest’anno, è l’aumento esponenziale delle violenze e delle discriminazioni perpetrate ai danni del genere femminile, tanto che da qualche anno a questa parte si è ricorso alla coniazione di un nuovo termine, il femminicidio, per descrivere questo fenomeno. E a indignarci non è solo la violenza o l’omicidio di tante povere donne la cui unica colpa è l’essersi innamorate dell’uomo sbagliato, l’uomo del “mia o di nessun altro”, ma soprattutto certe discutibili sentenze che offendono la memoria di queste povere donne rendendole doppiamente vittime: del fidanzato/marito/compagno e dello Stato. Non vogliamo entrare in merito a sentenze di cui non conosciamo i risvolti, ma come non ci si può indignare di fronte alla presunta “mancanza di crudeltà” di Parolisi che, pur essendo stato ritenuto l’esecutore dell’omicidio della moglie Melania Rea, viene assolto da tale aggravante perché:

  1. Visto che trattasi di omicidio d’impeto il numero delle coltellate (trentacinque!) non costituisce aggravante
  2. La bambina non ha risentito dell’evento essendo troppo piccola
  3. Il fatto che l’uomo non si sia pentito subito dopo e non abbia soccorso la moglie è cosa normale visto che il suo intento era quello di ucciderla

E che dire poi del non luogo a procedere nei confronti di Antonio Logli, marito della povera Roberta Ragusa che, non solo è stata con tutta probabilità uccisa, ma di cui non si è neppure trovato il cadavere. Non aveva diritto almeno a un processo atto ad approfondire meglio i fatti? A quanto pare no, Roberta è sparita, peggio per lei, fine.

Forse a qualcuno potrebbe consolare l’idea che questi siano casi eccezionali ed estremi, cosa che non è visto il numero crescente di donne uccise, m in ogni caso a noi di Letterando non consola sapere quanto stia regredendo il ruolo che la donna ricopre nella società odierna. Se pensiamo alle battaglie per la parità degli anni ’60, quanto è rimasto di quel fervore di uguaglianza? Quanto ci siamo svendute solo per il raggiungimento di una mera parità sessuale? Quanto, dei nostri principi di uguaglianza, di valorizzazione dei nostri talenti, della realizzazione dei nostri sogni, si è perso per strada? Quanta disuguaglianza, misoginia e svilimento ci sono in certe raffigurazioni della donna considerata solo involucro, puro corpo senza anima?  È questa la libertà per la quale hanno lottato le nostre mamme?

No, noi di Letterando non crediamo proprio. E non crediamo proprio che si possa festeggiare quando ci sono ragazze rapite da estremisti islamici e mai tornate a casa (#bringbackourgirls continueremo a gridare dalle nostre pagine virtuali!), fin quando sarà permesso l’abuso delle spose bambine,  l’infibulazione, gli stupri su autobus affollati in India, finché nel lavoro la maternità sarà considerata un problema, finché le donne saranno considerate un richiamo per vendere merci, finché non saremo considerate per ciò che siamo e facciamo invece di perdere tempo a chiederci se sia meglio chiamarci ministro o ministra.

OTTO MARZO, PARI OPPORTUNITA’, QUOTE ROSA

MIMOSA

By Monica Bauletti

Si avvicina il giorno della festa della donna e nell’aria si respira profumo di mimosa.
Per un giorno intero si ricorderanno i nomi e i fatti che hanno visto protagoniste le donne.
È un bell’omaggio a chi lotta giorno dopo giorno per amore e solo per amore.
Sì, cari signori uomini e care signore donne, anche se un giorno di celebrazione sembra poco rapportato ai restanti trecentosessanta e spiccioli durante i quali le signore corrono, corrono e arriva subito sera ed è già natale, l’otto marzo rimane un giorno gradito.
E ci saranno le solite polemiche, qualcuno disprezzerà la strumentalizzazione del consumismo che invita agli omaggi floreali, altri giustificheranno la mancanza di sensibilità con una “questione di principio”.
In politica verranno sventolate le bandiere delle riforme, delle quote rosa, delle pari opportunità. Manifestazioni di solidarietà o di protesta si sprecheranno per le piazze di un paese dove ci vogliono ancora oggi leggi a regolare l’uguaglianza e i diritti delle donne.

Anche se non mi sento di dire: “va bene così“, so  che a tutte le donne farà comunque piacere ricevere attenzioni per un giorno e sentirsi amate incondizionatamente dello stesso amore che offrono e dispensano sempre.

Le donne Imparano ad amare da piccole e arrivano fino alla vecchiaia senza risparmiarsi mai. Perché è un istinto biologico. Le donne portano il nido nella pancia. Non ci sono ceste di paglia dove sedersi un po’ per poi lasciare il posto a un’altra appena stanche o annoiate o dove deporre le uova dandole in custodia a chi ha più tempo per covare.
Le donne tessono grovigli di cordoni realizzando coperte calde e confortevoli dove la famiglia trova sempre un posto riservato. Non c’è sacrificio che vale un po’ d’amore. Non c’è rinuncia che pesi difronte a un sorriso.
Allora, care signore, godetevi la festa, e per un giorno restate sorde ai pensieri contro, anche se per ventiquatt’ore dimenticherete di lottare non succederà nessuna catastrofe.

L’otto marzo per una donna è il giorno da leone per i rimanenti giorni da leonessa.

Letterando augura a tutte le donne di avere un un buon otto marzo per tutto l’anno.