Il gnocco e altre oscenità.

gnocchi

di Coralba Capuani

E no, cari voi del nord, è inutile che vi nascondiate perché siete proprio voi a usare l’articolo sbagliato con la nostra bella pasta: lo gnocco. Che se poi volete fare un complimento a un ragazzo e gli dite “hey, lo sai che sei proprio un gnocco”, quello vi prende per ignorante e se ne scappa senza manco salutarvi.

E dopo è inutile che fingiate superiorità chiamandolo “il gnomo” per quanto è basso, sempre ignoranti restate. E pure single!

E no, e no, cari miei, un iettatore lo dite a vostra sorella, se voi non sapete usare l’articolo e che è colpa mia? Perché non cercate un bravo psicologo come vi ho suggerito, piuttosto? E non inventate sempre scuse! Ecco, mò avreste pure bucato lo pneumatico: ignurant!

Come dite? Che pneumatico vuole proprio l’articolo “lo” pure se non si può sentire?  Sapete che mi sa che stavolta avete ragione voi? Però rimane il fatto che ora che la smettiate e basta.

Come con cosa?

Ma con la brutta abitudine di chiamare la gente la Coralba, la Monica, perché, ve lo continuiamo a ripetere da anni ma voi proprio non lo capite, (che il Bossi con “ce l’ho duro” intendesse dire il comprendonio???) con i nomi di persona l’articolo non ci va!

Mini (s)consigli lez.1. L’accento

errori-grammaticali-bussare-il-citofono

Chi ci ha seguito sa che nel precedente (s)consiglio, Non commettere errori sgrammaticati, ci eravamo ripromessi di proseguire l’articolo data la mole di errori comuni. Da oggi, quindi, Letterando inaugura una mini rubrica di (s)consigli grammaticali.

Iniziamo a mettere l’accento su alcuni punti, perché, come si sa, alcuni non ci pensano proprio mentre altri sembrano non poterne fare a meno. I primi percio potranno obiettare che pero non e mica vero, mentre i secondi diranno ché , invece, è proprio così, mà sè non vogliono ammetterlò và bene stesso. Ma vaglielo a spiegare ai primi che se loro scrivono pero a quegli altri viene subito l’acquolina in bocca pensando ai succosi frutti. Se poi quelli li dovessero prendere a parole e dir loro: «ue tè, che vuoi chi ti conosce?», gli altri potranno pure pensare che stanno sempre lì pronti a riempirsi la bocca; e prima l’albero di frutta e poi l’orientale bevanda, manco fossero dei viceré! E se poi dovessero sentirsi male? Che si fa, gli si chiede di dire trentatré?

E vabbè, mal che vada gli si da un digestivo al di finché finalmente non diranno ché si, il mal di pancia è finalmente passato. E meno male perche non si voleva mica attirare l’attenzione su di se, ne finire la. Ma come la dove? Li, no? Laggiu insomma….

Lezione n. 3: non commettere atti sgrammaticati.

errore

di Coralba Capuani

Lo so, sembrerà banale, ma una delle prime regole da conoscere affinché ci si possa avvicinare alla scrittura è l’ottima conoscenza delle regole sintattiche, grammaticali e ortografiche della lingua che stiamo utilizzando.

Se vi state chiedendo il significato dei tre termini succitati posso già dirvi che partite male, molto male, ma fingiamo che la vostra dimenticanza sia momentanea, magari dovuta agli anni intercorsi tra il periodo degli studi e quello attuale, e vediamo di offrirvi una rinfrescata alla vostra stantia memoria.

La sintassi, come recita il dizionario Devoto Oli, è lo studio delle funzioni proprie della struttura della frase. Sorvoliamo sul fatto che essa si completi con la morfologia e la lessicologia e diciamo solo che in una frase del tipo: «I genitori sono affezionati ai figli», «I genitori» rappresentano il soggetto, «sono affezionati» il predicato nominale e «ai figli»  il sintagma della direzione.

E voi direte, e chissene… E no, cari miei, tutto ciò serve a conoscere il «materiale» con il quale avete a che fare e, quindi, a farne buon uso.

La grammatica, questa sconosciuta.

Forse starete pensando ma io ho studiato mica sono un’ignorante!

E qui casca l’asino invece. Soprattutto se l’ignorante in questione è di sesso maschile.

No, non c’entra nulla l’essere femminista o meno, ma si tratta di una semplice regoletta. L’articolo indeterminativo maschile  è un (troncamento di uno), perciò senza apostrofo, ben diverso invece se l’ignorante è una “ignorantessa”, lì sì che una, perdendo la vocale, vuole l’apostrofo.

Questo è solo uno degli errori più comuni che si commettono, ma c’è anche chi riesce a fare di peggio. A questa categoria appartengono sicuramente  i “verbicidi”: i serial killer dei verbi.

Anche se alcuni all’apparenza potrebbero fare un po’ tenerezza, spesso si ispirano (involontariamente) a Sbirulino o a Fantozzi, non bisogna mai prenderli sottogamba. Sempre gentili, con i loro vadi, venghi, dichi pure, non si vergogni, sarebbero capaci di stendevi con un se io avrei a tradimento quando meno ve lo aspettate.

Tra i simpatici affondatori della lingua italica, invece, annovererei gli «scambisti», quelli cioè che confondono ricciole per lucerne, quelli capaci di servire al proprio fidanzato una bella portata di mastice, quelli che si spaventano quando sentono passare un’ambulanza che fila a sirene spietate, quelli che fanno sempre le analisi del sangue per controllare il livello dei tricicli e così via.

E sapete che c’è? Siccome l’articolo si sta dilungando e le cose da dire sono ancora tante, per ora mi fermo qui, dandovi appuntamento alla prossima per il proseguo.