La puntinite pustolosa.

pois

di Coralba Capuani

Oggi Letterando vi parlerà di una malattia gravissima che affligge l’esordiente almeno una volta nella vita. Vi avverto che il tema è un po’ delicato e non adatto a tutti; solo gli stomaci forti potranno sopportare la vista dei ributtanti sintomi della malattia.

Perciò se siete anime sensibili vi invito a leggere l’articolo con cautela, magari tenendo accanto a voi una bacinella di plastica o dei fazzoletti di carta, non si sa mai, per ogni evenienza.

Il morbo si presenta nella sua fase acuta soprattutto in adolescenza, e si diffonde grazie all’utilizzo di diari dove i giovani appuntano i loro pensieri in erba. Qui, data la confusione che annebbia ancora le loro menti in fase di formazione, si crea il sostrato che diverrà l’habitat ideale per la proliferazione di questo pericoloso virus. In questa fase poi, come ho anticipato sopra, la malattia si presenta nella sua forma più grave, con sintomi molto evidenti; le pustole puntinate proliferano in maniera esorbitante crescendo in maniera direttamente proporzionale alla confusione del pensiero che si vuole esprimere.

Passata questa fase il morbo si attenua, ma solo leggermente. Infatti in alcuni soggetti la malattia permane, seppur in maniera più lieve, anche molti anni dopo la fase adolescenziale.

Non vorrei che le mie parole a questo punto allarmassero le madri italiche, perché non si tratta di un male incurabile, il rimedio c’è, e non è neanche troppo doloroso. Per guarire da questo morbo bisogna seguire attentamente questa posologia:

  • leggere almeno un buon libro al mese
  • esercitarsi a lungo nella scrittura
  • farsi seguire da un bravo professore (scrittore)

Vedrete che seguendo questi semplici consigli la malattia verrà presto debellata. Per concludere voglio elencare i sintomi del male in modo che possano essere tempestivamente riconosciuti e trattati.

Ecco un esempio di come si presenta la malattia in adolescenza.

Caro diario,

oggi ho incontrato Francesco a ricreazione…………. Più lo guardo e più mi sembra bono……. Peccato però che sta sempre attaccato a quella cozza di Simona (secondo me ci sta solo perché gli fa copiare i compiti in classe………….). Ma appena vado dall’estetista mi faccio avanti, voglio vedere poi se sceglie me……..o lei…………………………….

Ecco invece come si presentano i sintomi in una persona matura e già in via di guarigione.

Monica prese l’autobus al volo pensando: «meno male che ce l’ho fatta….se no chi lo sentiva il capo..»

Poi, una volta preso posto, aprì il giornale sulla pagina dedicata agli spettacoli, «vediamo cosa c’è stasera in tv..», si disse pregustando un programma alternativo con il suo fidanzato….

Come potete notare la differenza è netta. Pur rimanendo alcuni sintomi, essi tendono tuttavia ad attenuarsi, mostrando che il soggetto è in via di guarigione. Si noti ad esempio la lotta tra anticorpi e virus che spiega l’oscillazione tra i due e massimo cinque puntini. In seguito però, dopo vari cicli curativi, il soggetto si assesterà sui tre puntini classici che, manifestandosi di tanto in tanto, rientrano tranquillamente nella norma.

Il gnocco e altre oscenità.

gnocchi

di Coralba Capuani

E no, cari voi del nord, è inutile che vi nascondiate perché siete proprio voi a usare l’articolo sbagliato con la nostra bella pasta: lo gnocco. Che se poi volete fare un complimento a un ragazzo e gli dite “hey, lo sai che sei proprio un gnocco”, quello vi prende per ignorante e se ne scappa senza manco salutarvi.

E dopo è inutile che fingiate superiorità chiamandolo “il gnomo” per quanto è basso, sempre ignoranti restate. E pure single!

E no, e no, cari miei, un iettatore lo dite a vostra sorella, se voi non sapete usare l’articolo e che è colpa mia? Perché non cercate un bravo psicologo come vi ho suggerito, piuttosto? E non inventate sempre scuse! Ecco, mò avreste pure bucato lo pneumatico: ignurant!

Come dite? Che pneumatico vuole proprio l’articolo “lo” pure se non si può sentire?  Sapete che mi sa che stavolta avete ragione voi? Però rimane il fatto che ora che la smettiate e basta.

Come con cosa?

Ma con la brutta abitudine di chiamare la gente la Coralba, la Monica, perché, ve lo continuiamo a ripetere da anni ma voi proprio non lo capite, (che il Bossi con “ce l’ho duro” intendesse dire il comprendonio???) con i nomi di persona l’articolo non ci va!

Lezione n. 3: non commettere atti sgrammaticati.

errore

di Coralba Capuani

Lo so, sembrerà banale, ma una delle prime regole da conoscere affinché ci si possa avvicinare alla scrittura è l’ottima conoscenza delle regole sintattiche, grammaticali e ortografiche della lingua che stiamo utilizzando.

Se vi state chiedendo il significato dei tre termini succitati posso già dirvi che partite male, molto male, ma fingiamo che la vostra dimenticanza sia momentanea, magari dovuta agli anni intercorsi tra il periodo degli studi e quello attuale, e vediamo di offrirvi una rinfrescata alla vostra stantia memoria.

La sintassi, come recita il dizionario Devoto Oli, è lo studio delle funzioni proprie della struttura della frase. Sorvoliamo sul fatto che essa si completi con la morfologia e la lessicologia e diciamo solo che in una frase del tipo: «I genitori sono affezionati ai figli», «I genitori» rappresentano il soggetto, «sono affezionati» il predicato nominale e «ai figli»  il sintagma della direzione.

E voi direte, e chissene… E no, cari miei, tutto ciò serve a conoscere il «materiale» con il quale avete a che fare e, quindi, a farne buon uso.

La grammatica, questa sconosciuta.

Forse starete pensando ma io ho studiato mica sono un’ignorante!

E qui casca l’asino invece. Soprattutto se l’ignorante in questione è di sesso maschile.

No, non c’entra nulla l’essere femminista o meno, ma si tratta di una semplice regoletta. L’articolo indeterminativo maschile  è un (troncamento di uno), perciò senza apostrofo, ben diverso invece se l’ignorante è una “ignorantessa”, lì sì che una, perdendo la vocale, vuole l’apostrofo.

Questo è solo uno degli errori più comuni che si commettono, ma c’è anche chi riesce a fare di peggio. A questa categoria appartengono sicuramente  i “verbicidi”: i serial killer dei verbi.

Anche se alcuni all’apparenza potrebbero fare un po’ tenerezza, spesso si ispirano (involontariamente) a Sbirulino o a Fantozzi, non bisogna mai prenderli sottogamba. Sempre gentili, con i loro vadi, venghi, dichi pure, non si vergogni, sarebbero capaci di stendevi con un se io avrei a tradimento quando meno ve lo aspettate.

Tra i simpatici affondatori della lingua italica, invece, annovererei gli «scambisti», quelli cioè che confondono ricciole per lucerne, quelli capaci di servire al proprio fidanzato una bella portata di mastice, quelli che si spaventano quando sentono passare un’ambulanza che fila a sirene spietate, quelli che fanno sempre le analisi del sangue per controllare il livello dei tricicli e così via.

E sapete che c’è? Siccome l’articolo si sta dilungando e le cose da dire sono ancora tante, per ora mi fermo qui, dandovi appuntamento alla prossima per il proseguo.