Plagi, remake e rivisitazioni

vintage

di Monica Bauletti

Ok ragazzi, abbiamo capito che il vintage va di moda. Mia mamma mi ha sempre detto che la vita è una ruota e le mode ritornano, ma se mi parlate della gonna lunga che insegue la mini oppure della zampa di elefante che fa rabbia ai leggings (in Italia chiamati anche “leggins” o “pantacollant” o meno comunemente “pantacalze”), che fra l’altro fino a un anno fa erano fuseaux (a mio avviso più chic come termine), posso capirlo e posso anche tollerarlo. Anche il ritorno dei bellissimi nomi dal fascino retrò che fino a ieri sapevano solo di vecchia sdentata mi piace molto. Tutto il vecchio rivalutato e riproposto va bene, è un indizio di buonsenso e di parsimonia, in tempo di crisi è importante non perdere il contatto con le cose che contano ed evitare gli sperperi. Tutto questo rovistare nel baule della nonna è divertente per non parlare del fascino che diffonde e le atmosfere che rievoca. Però non è che adesso perché sfoggiamo la gonna a ruota della seconda metà del Novecento, la camicia col collo a punte lunghe e i basettoni torneremo anche a raccogliere le figurine di SPAZIO 1999 e caricheremo sullo smartphone tutto il meglio del festival di Sanremo degli anni 60-70, vero? Perché è certo divertente canticchiare “Papaveri e papere” e imitare Wanda Osiris che scende le scale distribuendo rose, tutto questa nostalgia è romantica, ma la nostra epoca rischia di finire in un loop senza fine prigioniera in una frase musicale che, arrivata alla fine, riparte automaticamente da dove è iniziata. Non vogliamo proprio produrre più niente di nuovo? Vogliamo rifare tutto quello che già è piaciuto per avere la garanzia di successo? “Se è piaciuto una volta piacerà ancora!” Il concetto ha una sua logica, come contrastarla? Ma allora lo spirito pionieristico che ci contraddistingue? Il popolo di inventori? Italianiiiii! Non avete più niente di originale da tirare fuori dal vostro cilindro???

Tutta questa pseudo predica di premessa per arrivare al punto che mi tormenta e che esaurirò con poche righe:

In questo 2014 ho letto libri scopiazzati che trattano storie riviste, riscaldate, propinate condite con salse piccanti o dolci e molto aromatiche per contraffarne il gusto, ma storie già lette e, ahimè, spesso peggiori dell’originale. Vero è che non si legge più, lo dimostra il fatto che i plagiati di libri famosi hanno lo stesso successo degli originali, ma forse sono io che sbaglio a indignarmi e non capisco che non si tratta di rifacimenti ma di ripetizioni che servono a fissare i concetti, da una prima lettura si possono perdere i messaggi profondi di un bel romanzo, invece riscritti e riletti si fissano meglio nella mente del lettore: repetita iuvant.