Contro l’odio vince “l’accoglienza”.

pace torre

Dopo i tragici avvenimenti di Parigi avrei voluto scrivere un articolo pieno di rabbia. Rabbia per queste “cosine miserrime” che pensano di riscattare la loro vita grigia vestendo i panni di “martiri”, senza sapere che martire è colui che si fa martirizzare e muore in nome di una fede negata, e non chi martirizza e dà la morte in nome di un Dio che, se potesse, o volesse, lo incenerirebbe all’istante per aver bestemmiato il suo nome.

Ma non intendo cadere nel loro gioco e quindi scriverò un articolo sull’accoglienza. Non mi si fraintenda, non che in questo momento voglia sostenere di aprire le frontiere che sono già da un pezzo belle che spalancate, ma voglio intendere “accoglienza” nel senso più ampio del termine. Accoglienza come accettazione e rispetto reciproco, anche e soprattutto quando non la si pensa allo stesso modo, quando, cioè, sarebbe facile cedere all’intolleranza e sostenere che la propria cultura o religione siano superiori (leggi migliori, veri ecc.) rispetto a quella degli altri.

Accoglienza per me è cercare di comprendere chi non parla la tua lingua, chi non crede nel tuo Dio, o non crede affatto, chi, in breve, non la pensa come te.

pace

Ma si badi bene, questo non vuol dire che una religione valga l’altra, che un modo di pensare valga l’altro, no, anzi, questo è quanto più lontano dall’accoglienza.

Perché per accogliere chi è diverso da te devi prima di tutto sapere chi sei tu, conoscere le tue radici e non lasciarti sradicare dal primo pensiero che ti capita di incrociare per strada. Per questo, lasciatemelo dire, credo che la nostra cultura europea stia morendo. Non solo decimata poco alla volta da questa gentaglia che vorrebbe cancellare con un colpo di spugna millenni di storia, di conquiste sociali, culturali, civili e politiche, mettere il bavaglio alla stampa, uccidere la satira, cancellare i diritti, eliminare la libertà, far soccombere la pace.  E tutto questo allo scopo di imporre la loro non-cultura, la loro non-religione, il loro non-sapere.

Purtroppo però non sono solo loro i colpevoli della morte della nostra società, altrettanto colpevole è chi nega il problema, chi pensa che ci sia ancora tempo e volta le spalle alle grida delle donne jazide rapite e stuprate, ai bambini costretti a diventare guerriglieri, agli uomini sgozzati perché colpevoli di non aver voluto rinnegare la propria fede per scegliere un Dio che dio non è; ché l’Allah cui inneggiano questi imbecilli non ha nulla a che fare con la divinità e forse, anzi, di sicuro, si vergognerà di finire sulle loro bocche.

Il mio grido “vergogna” è anche e soprattutto rivolto a chi in nome di un falso politically correct propone un multiculturalismo che in realtà è un minestrone insipido dove si mescolano pensieri e concetti che nulla hanno a che fare tra di loro e che così combinati perdono la loro forza originaria.

Come non pensare ad esempio all’eliminazione dei alcuni simboli religiosi (presepe, canzoncine e simboli legati al Natale ecc.) in nome di un presunto rispetto della sensibilità altrui?

Chi non ha sentito parlare della scelta di una preside di una scuola di annullare una visita a un museo perché nei quadri erano raffigurati simboli religiosi?

E questo sarebbe rispetto? Chiudere gli occhi di fronte a ciò che è diverso da noi? Il non sapere è rispetto? Ignorare gli usi e costumi di altri popoli è forse rispetto?

Far finta che non esistano le diversità?

Questa è la riflessione con cui vorrei chiudere questo articolo: cos’è davvero il multiculturalismo, inglobare e fagocitare le diverse culture per farne un blob informe senza che le varie componenti siano riconoscibili, mettere la testa sotto la sabbia e far finta che le differenze non esistano o, piuttosto, tenere gli occhi aperti verso il mondo, guardare, ascoltare e provare a capire ciò che è altro da noi?

La meilleur façon  de survivre qui ajoute une dimension de plus à la vie,

c’est d’apprendre à vivre avec les autres, a les écouter;

la tolerance ne signifie pas simplement de tolérer les autres

mais il y va de les connaître, de les comprendre,

de les respecter et peut-être même de les admirer.

Frederico Mayor

(Direttore generale dell’Unesco 1987-1999)

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