Incontri letterari: Anna Genovese Kalcich

AFRODISIA

Prima di cominciare con l’intervista dedicata all’esordiente di oggi, è necessario fare una breve premessa. Ho conosciuto Anna durante la prima edizione di TempoLibro, una manifestazione dedicata alla scrittura, agli editori, agli scrittori e, ovviamente, ai libri.

Mi ha fatto subito una buona impressione già dal modo in cui si è presentata: semplice, diretta e senza filtri. Poi, quando ho visto la passione con cui ha illustrato al pubblico il suo romanzo storico, ho deciso “al volo” che doveva stare sulle pagine virtuali di Letterando.  E perciò eccola qui, ve la presento, anzi, le ho chiesto di presentarsi da sola attraverso il brano che segue. Leggetelo insieme all’intervista e poi, cari amici di Letterando, mi direte se non ci ho visto lungo 😉  

N. B. l’insolito colore rosso scelto per l’intervista è stato espressamente richiesto da lei perché dice che “porta fortuna”. E noi lo speriamo proprio! 🙂

Scrivere per me

Tanto tempo fa, ormai veramente tanto tempo fa, c’era una bambina cicciottella, antipatica e, come si direbbe oggi, asociale, che detestava i suoi simili e ne era ricambiata. Per uno strano caso riusciva ad amarli profondamente solo quando li vedeva spalmati su una pagina. Si rifugiava nelle righe dei libri per sfuggire agli uomini in carne e ossa.

Qualche anno dopo c’era una ragazza cicciottella e piuttosto antipatica e, come si direbbe oggi, asociale, che detestava i suoi simili. Per ovviare a questo problema, si rifugiava nelle pagine dei libri, ma piano piano cominciò a odiare anche gli uomini “ tra le righe”: le vite descritte da altri la infastidivano ormai quasi come quelle reali.

Il problema si era fatto molto serio: il suo unico rifugio, dove trovava un po’ di pace, non riusciva più a darle sollievo. Così, senza quasi pensarci, prese una penna e… il mondo cominciò ad andare magnificamente, perchè era lei a crearlo. Il suo potere era immenso: di vita e di morte, di uccidere e amare, di far piovere e nevicare. Scrivere era l’unico posto dove tutto era come avrebbe voluto che fosse e lei era felice solo lì, perchè scrivere è un luogo dell’anima.

Anna Genovese Kalcich 

Ciao e benvenuta sul blog di Letterando, per prima cosa una curiosità, come ci hai conosciuto e perché hai scelto noi?

Prima di tutto grazie dell’ospitalità. Vi ho conosciuto, anzi la (intendo Coralba) ho conosciuta alla presentazione del mio libro Afrodisia al festival della letteratura di Nereto. Parlando parlando eccomi qui.

 Presentati ai nostri lettori, chi sei (nome e cognome) e cosa fai quando smetti gli abiti di scrittrice?

Mi chiamo Anna Genovese e per definirmi quando scrivo ho aggiunto il cognome Kalcich, così giusto per far capire che sono due (soltanto?) persone diverse.  Nella vita “borghese” sono una prof. di lettere in una scuola secondaria di I grado. Adoro questo lavoro perchè mi permette di stare a stretto contatto con l’anima del mondo: i ragazzi. In realtà quando arrivano in prima sono ancora bambini, ma nei tre anni di scuola assisto al miracolo della loro trasformazione. È un momento splendido e difficile per ogni essere umano: accompagnarli in questo percorso è un privilegio raro. Potrei parlare ancora molto tempo di questo, ma l’aurea concinnitas che mi hanno insegnato me lo impedisce. Kalcich è il cognome di mio marito, prima che qualcuno obbligasse la sua famiglia a “italianizzarlo”, ma questa è un’altra storia…

Come è avvenuto l’incontro con la scrittura? È stato un processo lineare, una scoperta recente o è stata una passione accantonata e poi recuperata?

Il mio incontro con la scrittura l’ho spiegato in Scrivereperme, pubblicato tra queste pagine. Posso aggiungere che quello che non prevedevo è il “dopo”. Certo, non sono Ken Follet, ma le presentazioni, partecipazioni a premi, incontri in cui devo parlare di me e di quello che ho scritto mi mettono in difficoltà: non ci sono ancora abituata.  È pur vero che parlando, incontro dopo incontro conosco un po’ meglio la straniera che sono per me stessa e il libro che ho scritto, che non credevo avesse così tante cose dentro. L’incontro con la scrittura è avvenuto, seppur di riflesso, anche per le persone a me più vicine. Per quello che riguarda mio marito ne parlerò in un’altra situazione: si presterebbe molto bene per una sit-com anni ‘80. A mia figlia, invece, avevo fatto una promessa per farle digerire la sfortuna di avere una mamma che invece di preparare torte e organizzare merende passa il suo tempo china a scrivere cose a lei incomprensibili, rispondendo con grugniti alle sue richieste di attenzione. In un momento di massima protesta le dissi: “ Quando mamma venderà un po’ di copie ti comprerà la Dreamhouse (casa di una nota marca di bambole), che tanto desideri…” La mia bimba (9 anni) si è rassegnata.

Quanti libri hai scritto e quale genere tratti? Ci parli dei tuoi romanzi? (genesi, breve sinossi di un paio di righe e messaggio che volevi dare)

Il mio “genere” è il romanzo storico. Afrodisia è il mio primo romanzo finito. Il titolo Afrodisia si presta a qualche equivoco: anche la copertina (bellissima, per me) diciamo che non aiuta. La mia mamma è una signora perbene di 78 anni (la più tremenda parolaccia che ho sentito uscire dalla sua bocca è “cretino”) e quando ha visto libro e titolo, abbassando la voce, mi ha chiesto preoccupatissima: “Mica avrai scritto un libro porno?” La risposta è tra le sue pagine. Ovviamente non ve la dico. A chi può interessare la sinossi si trova sulla pagina facebook del libro: www.facebook.com/Afrodisia2014, oppure si può andare sul sito dell’Editore Solfanelli.

Quasi insieme a questo ne stavo scrivendo un altro, che sarebbe dovuto essere il secondo, ma nel frattempo ho trovato una storia più appassionante e i personaggi che mi chiamavano, così non ho potuto fare a meno di seguirli. Nella cartella del mio pc ho tanti files già denominati, con storie che stanno nascendo in epoche diverse e tanti volti da descrivere e tante vite da raccontare, ma stanno aspettando con pazienza. Ogni tanto li raggiungo e faccio loro visita, come si fa con i vecchi amici, aggiungendo qualcosa per costruire un mondo verosimile attorno a loro. Non c’è fretta…

Tu sei un esordiente e spesso molti tuoi colleghi ricorrono all’autopubblicazione, tu cosa ne pensi, meglio avere alle spalle una casa editrice o chi fa da sé fa per tre? Com’è stata la tua esperienza in proposito?

Autopubblicazione no, soprattutto perchè una casa editrice offre un servizio essenziale: un editor. Ricordando il rosso sangue delle mie bozze quando mi sono tornate indietro per la prima volta e gli ottimi spunti che l’editor ha dato per definire alcune questioni di Afrodisia, penso che sia irrinunciabile uno sguardo professionale e non indulgente sul lavoro che sta nascendo (gli amici sono sempre molto generosi e gentili). Inoltre sono pigra e non troppo portata per l’autopromozione, già faccio molta fatica così con i preziosi consigli del mio Editore (che ringrazio di avermi dato questa opportunità); non oso immaginare cosa potrebbe essere senza, quindi decisamente autopubblicazione no.

Progetti futuri?

Progetti futuri? Ovviamente comprare la Dreamhouse!

 

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