Luciana Benotto: come nasce una scrittrice

foto Luciana Benotto

Luciana Benotto, autrice de Il duca e il cortigiano ci parla di come è nata in lei la passione della scrittura. Allora Lucia, io e i lettori di Letterando siamo curiosi, dicci pure.

Onestamente non è facile raccontare qualcosa di sé, mi sembra di peccare un po’ di gigioneria, ma se proprio devo… comincerò da lontano.
Premesso che prima si legge e poi si scrive, confesso che l’amore per la lettura mi è stato inculcato da mia madre, la quale ogni sera, per farmi addormentare, pazientemente mi raccontava una fiaba o una favola; poi, quando ho imparato a leggere ho continuato a farlo da me, prima con quelle edizioni per bambini in cui le storie erano solo delle didascalie sotto a bei disegni colorati, e crescendo, prendendo a prestito libri dalla bibliotechina scolastica, grazie ai quali mi nutrivo avidamente delle storie dei cavalieri della famosa tavola rotonda di Re Artù e di quelle dei paladini di Carlo Magno. Il sabato, ovvero il giorno in cui mia la maestra, che oltre al suo mestiere faceva pure quello della scrittrice per ragazzi, li dava in prestito, per me era il momento più lieto della settimana. Ormai il vizio di leggere era inesorabilmente attecchito in me, come l’edera sulle pareti di vetusti palazzi nobiliari.
A nove anni, ho cominciato a tenere un diario, al quale narravo le mie giornate come fosse un amico con cui confidarsi, diario che negli anni ha avuto, a onor del vero, vari fratelli, che ora dormono tutti insieme nell’angolo più recondito di un armadio.
Ma il vero cimento con la scrittura è iniziato quando avevo trent’anni. Prima lo ritenevo prematuro perché non avevo letto abbastanza libri: personalmente credo infatti, che solo dopo aver letto i grandi della letteratura si possa con umiltà accostarsi al mestiere dello scrittore: una professione che richiede oltre alla creatività, conoscenze tecniche. Immaginate uno che voglia dipingere un affresco perché ha in mente un soggetto meraviglioso, ma non sa come tenere in mano i pennelli, come amalgamare i colori, come preparare il muro affinché il dipinto possa durare nel tempo. Cosa potrà mai uscire dalla sua mano?
Il battesimo col pubblico l’ho avuto grazie ai concorsi letterari. Già il primo testo che ho inviato è stato premiato, con mia grande meraviglia. Sono andata avanti così per anni, semplicemente per divertimento, d’altronde io un lavoro ce l’avevo e ce l’ho, (insegno letteratura e storia alle superiori e inoltre sono giornalista pubblicista); insomma, ho vinto di tutto, dalla penna stilografica a notti d’albergo, dal denaro alle pubblicazioni gratuite. E proprio in seguito a ciò, un giorno mi sono vista pubblicato un romanzetto giallo rosa che è finito nei bookstores on line. Incredula e con un po’ di autostima in più, ho quindi cominciato ad inviare i miei lavori a delle case editrici, ma chiedevano denaro, così ho optato per il self publishing, riscuotendo, a parer mio, un accettabile successo. E sarei andata avanti così per divertimento chissà per quanto tempo, se il caso non mi avesse fatto divenire amica di una nuova scrittrice la quale, un uggioso pomeriggio primaverile, davanti ad una tazza di tè mi ha detto: “Ma perché invece che farlo solo per gioco non fai la scrittrice per davvero?” Le sue parole mi avevano lasciata perplessa, ma poi ci ho pensato su e ho seguito il suo consiglio, ovvero: “cercati un agente letterario e fai il salto”. E così è stato. Da pochi giorni è uscito un mio romanzo storico intitolato: Il Duca e il Cortigiano. Imprese d’arme e d’amore, che ora si trova nelle librerie reali e in quelle on line. Sono ancora incredula, tanto che non posso fare a meno di domandarmi: sarà mica un incantesimo fatto apposta per me dalla Fata Viviana che tanto ammiravo da bambina?

il-duca-e-il-cortigiano-297920

Sinossi

«Cesare Borgia, detto il Valentino, figlio del pontefice Alessandro VI, nel 1499, grazie a una bolla papale che dichiarava decaduti dai loro feudi i signori di Pesaro, Imola, Forlì, Faenza, Urbino e Camerino, dava l’avvio a una serie di cruente spedizioni alla conquista di questi domini che gli avrebbero permesso di crearsi uno Stato tutto suo nell’Italia Centrale.»
In pieno Rinascimento si ripercorrono le vicende legate ai nomi della famiglia dei Borgia, alla conquista dei feudi dell’Italia Centrale, e a quella dei Montefeltro, duchi di Urbino, strenui oppositori alle mire di supremazia ordite dal papato. Ai continui giochi di potere, i contrasti, le strategie di espansione territoriale e i dettagliati resoconti dei fatti accaduti durante l’Italia di inizio Cinquecento, resiste l’ideale di giustizia e di un amor cortese che fa sperare in un futuro per cui valga la pena combattere. Circostanze, queste, che permettono a don Ferrante d’Aragona – figlio illegittimo di Alfonso I di Napoli e amico fidato di Guidobaldo da Montefeltro – e ad Aura Middelburg, giovane ceramista, di incontrarsi e innamorarsi. Una storia romantica nata dalla speranza di potersi ritrovare e che possa, questa, essere vissuta nonostante le circostanze sfavorevoli ai due. L’estrema attenzione alla verità storica e il frequente uso di aneddoti fanno de Il Duca e il Cortigiano un virtuoso esempio di romanzo storico che fotografa e restituisce al lettore un quadro fedele dell’Italia dell’epoca.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...