Self-publishing? No, grazie!

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di redazione

Tempi duri per gli esordienti. Come se in passato fosse stato semplice, potrebbe contestare qualcuno. Certo, verissimo, la vita per gli scrittori esordienti non è mai stata semplice, solo che dopo aver letto quest’articolo molti rimpiangeranno i bei tempi passati a cercare un editore, barcamenandosi tra quelli che: «wow, che libro magnifico! Quanto ci dai per pubblicartelo?», e altri che, con metodi più sottili, avrebbero detto più o meno così: «fantastico, firma il contratto e dopo l’acquisto di un minimo di copie (mille o duemila giusto per essere sicuri) te lo pubblichiamo subito». E allora l’esordiente troppo in gamba per cadere in simili tranellucci, o troppo squattrinato – decidete voi – che fa? Si rivolge all’unico mezzo gratuito che gli permetta di pubblicare il suo “capolavoro” e avere almeno uno straccio di popolarità: l’auto-pubblicazione su Amazon. Ma purtroppo, cari scribacchini in cerca di affermazione, mi duole darvi una simile batosta (anche perché nella categoria succitata rientra anche la sottoscritta) ma tra qualche mese potrebbe non essere più possibile per un esordiente pubblicare sulla piattaforma Kindle di Amazon.

Vi giuro che all’inizio anch’io ho pensato a uno scherzo, ma se è vero quanto si vocifera in questi giorni in America, il rischio è reale e concreto.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di sbrogliare la matassa. Da sempre all’avanguardia, il mercato americano è stato il primo a scoprire le potenzialità del web per la diffusione dei libri, soprattutto di quelli self e in formato digitale. La risposta dei lettori statunitensi però è stata così forte che neppure i colossi dell’editoria se lo aspettavano. Solo che, vuoi per i prezzi contenuti, vuoi per le promozioni gratuite a cui un esordiente, per forza di cose, deve ricorrere, fatto sta che il fenomeno degli esordienti self ha iniziato a dar fastidio alle grandi case editrici americane. O forse sarebbe meglio dire al gotha degli scrittori professionisti? Spesso, insospettabili autori di best-seller hanno puntato il dito contro il fenomeno del self-publishing che andrebbe a intasare un mercato già in crisi con delle opere di scarsa qualità letteraria, togliendo così visibilità ai “grandi”. Vi risparmio il mio giudizio circa il danno che gli esordienti possano arrecare a questi poveri miliardari, ma se il malcontento all’inizio si era limitato a serpeggiare, ora pare che sia lo stesso Amazon che, non volendo perdere clienti molto più influenti di quattro miseri scribacchini, sia intenzionato a prendere provvedimenti escludendo dalla propria piattaforma non solo tutte le forme di auto-pubblicazione, ma anche le piccole case editrici; quelle che, per intenderci, non raggiungano un target minimo di vendite. Come a dire che alla festa, o al party, sono invitati solo le grandi e medie case editrici, gli altri che si arrangino pure. Questo almeno quanto “gentilmente” suggerito dai colossi dell’editoria americana, pena velate e non meglio definite minacce di ritorsione contro lo stesso Amazon.

Va detto che al momento si tratta solo di voci, ma la messa al rogo del self pare ormai prossima, entro l’estate, secondo gli addetti ai lavori.

Ovvio che ciò che preoccupa è se questo scellerato provvedimento possa estendesi anche al mercato italiano perché, anche se i grandi autori tendono a minimizzare, pare che il fenomeno dell’auto-pubblicazione inizi a dar fastidio anche alle case editrici nostrane. Al momento quella che si è espressa a favore del provvedimento sarebbe la Mondadori, supportata anche da alcuni celebri esponenti della sua scuderia, in primis Barbara D’Urso che, in una non proprio recente intervista, parlava del fenomeno in questi termini: «Non mi dispiace che un esordiente ricorra ad alcuni “aiutini” per acquisire visibilità, ma quando il fenomeno arriva a danneggiare i professionisti, allora bisognerebbe fermarsi a riflettere».

E come darle torto?

Ironie a parte, anche perché se l’ipotesi fosse reale ci sarebbe poco da ridere, noi di Letterando lasciamo ai nostri lettori la possibilità di commentare. Voi che ne pensate? Vi sentite danneggiati?

Continuate a seguirci perché seguiremo il fenomeno da vicino e, se proprio dovesse mettersi male, siamo disposti a scioperare, metterci dietro le barricate, o qualunque altra azione sia necessaria per far rinsavire le case editrici.

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6 pensieri su “Self-publishing? No, grazie!

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