Voce del verbo leggere

by Monica Bauletti

by Monica Bauletti

Cari amici di letterando buongiorno!
Riemergo da uno dei miei momenti bui ed eccomi qua. Ho letto, letto, letto. Leggerò, leggerò e leggerò ancora, si sa. Chi legge da tutta la vita non può di certo smettere, almeno finché non si perderà tra le strade senza fine della demenza.

Comunque leggo.

Bene, ora che avete capito che so coniugare il verbo posso continuare il mio pensiero. Parlando dunque di letture posso dire che c’è un sacco di bella roba in giro, davvero molto bella, peccato che non mi basterà la vita che mi resta per leggere tutto quello che mi manca.
Ma perché leggo? In questi giorni mi sono spesso imbattuta in decaloghi, pentagoni, e altri innumerevoli elenchi che motivano perché è bene leggere, perché è importante leggere, che cosa è giusto leggere, quali sono i libri che si devono assolutamente leggere e sapete che cosa ho capito? Che se è vero che leggere rende liberi e ci fa vivere più vite allora posso anche permettermi di scegliere senza sentirmi sbagliata se leggo un romanzo o una poesia o un classico o un giallo o un fantasy un saggio che non è nelle liste o nel gradimento dei più. Alla fine quello che conta è la soddisfazione di aver vissuto leggendo o letto vivendo. Che siano classici, narrativa, fantasy, gialli, belli o brutti, scritti bene o scritti male, a me poco importa. No, aspettate, non mi fraintendete, non è che mi piaccia leggere libri scritti male, ma se ciò accade non ne faccio un dramma, ci stanno anche le ciofeche ogni tanto, anche solo per stimolare il senso critico, per tornare nel mondo terreno. Non so voi, ma io quando leggo un capolavoro vado in estasi e comincio a viaggiare oltre le nuvole tanto da perdere il contatto col mondo reale, quindi certe cadute, anche se brusche, mi riportano nel mondo mortale. Sbucciarsi le ginocchia serve a capire quanto dura è la strada. Prendere coscienza delle proprie fragilità aiuta a sviluppare una maggiore tolleranza per i difetti altrui. Ogni libro che ho letto, ogni pagina e ogni frase ha domato la mia indole prima, lievitato i miei pensieri dopo, nutrendo lo spirito e purificando l’anima.
Io non vi dico che cosa dovete leggere, quanto o quando, ma posso affermare che dopo quarant’anni di letture di ogni genere, a partire dalle favole dei miei sette anni al romanzo favoloso che sto leggendo ora, leggere mi ha dotata di una rete di salvataggio che si è tessuta e irrobustita lettura dopo lettura. Ora, ogni volta che cado la mia rete mi accoglie, mi avvolge e si stringe intorno a me come un abbraccio affettuoso e morbido, mi dà il primo conforto, mi consola e mi guarda con materna benevolenza, sorride rassicurante e poi si apre, la rete si distende e scarica su di me tutta la sua forza per darmi la spinta necessaria a ripartire. Cadrò ancora, la vita mi farà ancora soffrire ma non può certo farmi paura. La consapevolezza di avere la forza e le capacità di perdonare e perdonarmi gli errori che commetterò o i soprusi che subirò mi permette di trovare sempre il coraggio di rischiare e di continuare la mia strada qualsiasi direzione decida di prendere.
Leggere aiuta a ottenenre tutto questo. Ogni lettura è valida.
Qualsiasi cosa venga scritta nelle liste che spiegano i benefici effetti della letteratura, o tutto ciò che viene detto nelle discussioni, nelle tavole rotonde e nelle trasmissioni che parlano di letture è cosa buona e giusta, ma quel che conta è il risultato. Leggere è un’azione che si fa da soli. Le parole scritte ci costringono a relazionarci con il nostro mondo interiore rovistando, scompigliando e mettendo in discussione ogni preconcetto infuso da una società che ama la tendenza, che conia parole come glamour, trend, fashion e che mette tutti in fila davanti a una mela perché è di moda. Le autostrade sono assai comode e l’ordine è indispensabile, le regole si rispettano sempre ma bisogna anche sapere dove si va e perché l’ordine pubblico va rispettato, bisogna saper accettare la giustizia imparando a obbiettare e a lottare per cambiare ciò che non va più. Ecco, leggere aiuta a sviluppare il terzo occhio, quello indipendente che guarda nella direzione opposta e che ruota a trecentosessantagradi.

Fine del sermone.

E buone libere letture a tutti.

Che la consapevolezza sia con voi.

Amen

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4 pensieri su “Voce del verbo leggere

  1. Il preambolo è pesante, da solo parzialmente considìvisibile. Leggere non è un tutto è una porta , anzi un portone, che ci svela il mondo ma poi quel mondo dobbiamo percorrerlo. Leggere leggere leggere non basta. Bisogna aprire col grimaldello della scrittura la nostra mente e poi correre e confrontarsi.

    sheraquestopensoio

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  2. Certo, il confronto è alla base di ogni relazione civile e costruttiva. La mente deve rimanere sempre ben aperta e pronta ad accettare le opinioni altrui anche se non condivise. Ci vuole molto equilibrio per fare questo e non perdere l’orientamento lasciandosi traviare dalle opinioni di chi spesso ostenta sicurezze che non ha avendo la presunzione di essere sempre nel giusto. Chi vive chiuso nel proprio piccolo mondo rischia di sviluppare certezze che ritiene assolute. La mente si atrofizza e tutto quello che esula dal quotidiano diventa incomprensibile. Leggere ci permette di relazionarci con realtà che non potremmo mai vivere per motivi di spazio e di tempo. Leggendo Il Gattopardo ho aperto gli occhi su una realtà che non conoscevo e che pregiudizievolmente condannavo, quel libro mi ha svelato molte più cose di quanto avrebbero potuto spiegarmi professori di scuola o articoli di giornale o tavole rotonde. Ho imparato a comprendere le ragioni di un popolo a rispettarlo e ad amarlo. Adoro la Sicilia e stimo profondamente il suo popolo che viene presentato malamente dai media ponendo il timbro della mafia su ogni singolo capo. Forse un tempo avrei avuto paura a visitare la Sicilia ora aspetto con ansia l’occasione per tuffarmi in quel mare di tradizioni, cultura e amore per la vita che avverto ogni volta che ho l’occasione di parlare con amici della Sicilia, come pure della Calabria, la Puglia, Campania, Basilicata ecc. ecc. è bastato un libro ad abbattere il muro dei pregiudizi e ad aprirmi alle persone strappando l’etichetta che l’ignoranza del “sentito dire” appiccica addosso a chiunque per gusto del pettegolezzo. La certezza assoluta non esiste, chi la ostenta vuole nascondere una profonda ignoranza. Chi legge lo sa bene, è da qui che inizia il confronto.

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