Intervista quasi seria a Cecile Bertod, autrice del romanzo di successo “Non mi piaci ma ti amo”

copertina cecile

di Coralba Capuani

Cari amici di Letterando, come avrete notato questa settimana è stata dedicata interamente al debutto di una nostra amica, Cecile Bertod. Qualcuno si ricorderà che abbiamo avuto il piacere di ospitare Cecile nella nostra rubrica dedicata agli esordienti “Come si fa (cambia mestiere)”, articolo che tra l’altro abbiamo riproposto proprio a inizio settimana. Nel dire che ci sentiamo profondamente orgogliose di averla ospitata nella sua fase da “sconosciuta”, un po’ potremmo affermare alla Pippo Baudo: “Cecile Bertod? Cecile Bertod l’abbiamo scoperta noi!”, ecco, a parte l’orgoglio di averla avuta tra i nostri, la felicità di vedere un nostro esordiente spiccare il volo con le sue tenere alucce, a parte tutto ciò dicevo, è sempre bello sapere che un esordiente ce l’ha fatta, perché è un messaggio positivo, un’esortazione a non mollare, o a provarci fino in fondo prima di dire che sì, forse il mestiere di scrittore non fa per te. Che poi non significa che bisogna smettere di scrivere, anzi, ma solo che nel nostro caso non possa diventare un mestiere, tutto qui. Ma digressioni a parte, ritorniamo dalla nostra Cecile approfittandone per rivolgerle alcune domande.

Allora Cecile, raccontaci tutto, come ti ha contattato la Newton?

Oddio. Una scatola di malox per la prima mail, due per la seconda e così per due mesi, tempo intercorso tra il candido “Che ne dici di farci leggere il manoscritto?” a “Ok, abbiamo deciso di prenderlo!”. Ho pensato seriamente di restarci secca. Già che la mia gastrite non mi dà tregua normalmente, figuriamoci. Ma è carina, quindi ve la racconto. Dunque, ero tipo alla seconda settimana dall’uscita di Wife with benefit e continuavo a girovagare per i corridoi di casa in pigiama, con gli occhi sbarrati e un rivolo di bava che mi colava sul mento, ripetendo “Non ci credo… non ci credo… non ci credo”. No, perché quel libro, che per me era un libricino da niente, resisteva in prima posizione senza che io avessi fatto assolutamente nulla per farcelo arrivare. Disfattista come sempre, attendevo il momento in cui mi si sarebbe scagliata addosso l’intera schiera armata degli angeli celesti, perché per un risultato simile, le Parche potevano aver previsto solo risvolti drammatici. Non c’era altra spiegazione possibile. E così niente, mi parte internet. Perché va aggiunto che vivo tra le pecore. Siamo io Heidi e Bell e Sebastien che fanno ciao alle pecorelle. Avere la linea qui è un po’ come ricevere un messaggio del Messia. Provoca lo stesso stato di fibrillazione, barra adorazione, barra manifestazione di totale sottomissione delirante. Ero depressa. Terribilmente depressa. Perché, cazzo, possibile? Ero prima e non potevo andare a controllare la classifica ogni tre secondi per accertarmi non fosse stata un’allucinazione da peperonata! E così costringo mio padre a portarmi in città, dove grazie a Dio ora abito, per passare in biblioteca. La scusa era che mi servivano dei documenti importantissimi per un concorso, la realtà era che iniziavo a migrare verso l’ictus, quindi era proprio il caso di controllare le vendite su KDP. O quella o il ricovero. Entro e, casualmente, vado sulla mail. La leggo e… E trovo il messaggio della Newton di cui, vi giuro, non ho afferrato nulla. Niente. L’ho letto otto volte e, lo so, allucinante, non ho neanche capito per che libro mi fosse stata mandata. Il mio cervello è andato letteralmente in panne. Non immaginavo. Chi? Ma io? Una CE? Ma scherziamo? Poi quella dannata libreria va anche a tempo, perciò ho dovuto chiudere tutto per lasciare il posto a un altro. Sono tornata in macchina strisciando. Sembravo reduce di un cataclisma.  Non vi dico, catatonica. E da quel momento inizio a fare una serie di figuracce impressionanti. Sembrava tutto coalizzato contro di me. Anche lo shampoo due in uno della Panten aveva smesso di collaborare. Perché? Perché la linea che andava e veniva, a me che si annebbiava la vista appena leggevo “Newton”, mia nonna che continuava a ripetermi “ma quando inizi a lavorare?”. Poverina. Il concetto di royalty le sfugge. E la cosa più vergognosa è che facevo strafalcioni allucinanti. Tipo una volta in una mail di risposta ho scritto vorrei “trafugare ogni dubbio” invece di “fugare”. Capite? E me ne accorgevo solo dopo aver premuto invio, con mio padre che si scioglieva in brodo di giuggiole. Mi trovava riversa sulla tastiera che prendevo a testate lo spigolo del desktop e continuava a ripetere “ti rendi conto che adesso ti scrivono che sei una capra e non ti vogliono più e anzi, peggio, strappano il contratto, ti bannano, chiamano Amazon e gli dicono di cacciarti?”. E rideva come un disgraziato e io giù di malox, giù di dicetel a stramaledire il giorno in cui avevo deciso di mettermi a scrivere.

E ci sono voluti due mesi. Due mesi dalla prima all’ultima mail. E io lì, a soffrire… Sigh. Che brutti ricordi XD.

Certo che questa ragazza è proprio forte, vero letterandini? (neologismo appena coniato per designare i nostri aficionados). Non so voi, ma ogni volta che racconta le sue disavventure, anche su Facebook, a me scappa una sonora risata. Non solo una in verità…

Ma senti Cecile, non per essere malfidati, ma a noi questa storia delle grosse case editrici che vanno in giro su Amazon a cercare gli esordienti quando, spesso e volentieri, neanche li leggono i manoscritti che gli invii, insomma, è proprio vero che ti hanno scelto “nel mucchio” dei self? O piuttosto è una delle tante bufale che vogliono rifilarci, tipo quella del blog?

 

Direi di sì. Io non ho mai spedito niente. Ho rinunciato presto alla pratica sadomaso dell’invio delle bozze. Sono troppo fragile e non guadagno abbastanza per mantenere una CE, pagando per le mie pubblicazioni.

Non hai mai pensato a uno scherzo? No, perché io non ci avrei mica creduto…

Non lo so. In realtà non ho pensato. Lo scherzo no, perché c’era tutto. Numeri di telefono, intestazioni. Era difficile.

«Come ti sei sentita quando te lo hanno detto?»

Male. Terribilmente. Il mio pensiero fisso è stato: ma poi tipo nonna scopre che ho scritto “clitoride” a pagina 140? Ma tipo mia madre poi lo legge? Ma offrono asilo politico in Polonia?

Beh, immagino sia un po’ il pensiero di chi pubblica il suo primo romanzo. E comunque sarebbe interessante vedere le reazioni dei tuoi, soprattutto quelle di tua nonna, perché io sono una sua fan, sappilo! 😀 Tornando serie, sbirciando il tuo blog (http://www.cecilebertod.it/products/non-mi-piaci-ma-ti-amo-copertina-provvisoria-ed-newton-compton/), che tra l’altro è davvero carino, ho notato che hai scritto molti libri. Ti va di parlarcene brevemente?

 

Ah, be’ sono grafomane. A ognuno la sua malattia. Per lo più rosa. Di norma chick lit, qualche volta erotico. Un solo storico, ultimato qualche giorno fa. Ogni tanto mi vengono idee per nuove storie e parto in quarta. Non è detto che riesca a finirle. Sul sito ho messo solo quello che in qualche modo è stato ultimato o su cui sto lavorando attualmente. Di questi per ora ho pubblicato Wife, che per l’appunto esce il 26 con la Newton con il titolo Non mi piaci ma ti amo, poi c’è il Gangster dei miei sogni, una commedia degli equivoci che credo piaccia solo a me, ambientata a San Francisco. Una sorta di rivisitazione del film Oscar con Silvester Stallone, per chi l’ha visto. Poi c’è Solo con te. Il libro di cui mi vergogno di più. È un erotico molto cupo. Una donna che si divide in due: di giorno una semplice e introversa impiegata, di notte una spogliarellista di un club privato. Poi c’è L’assistente ideale. Un libricino che adoro. Una ragazza svampitissima costretta a fare da accompagnatrice per una settimana, fingendosi una supermodella supergnocca. E poi c’è il fantasy. Vabbè, ma quello davvero non penso l’abbia letto nessuno. Sigh. Gli altri non li accenno, anche perché sono inediti e io di solito finché non pubblico considero sempre tutto in itinere. Oggi è così, domani potrebbe essere tutt’altro. 😀

retro copertina

A parte la fama, 😀 cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

Valanghe di insulti. Serio. TUUUU COME HAI OSATOOOOO…

Ho già preparato una mensolina con gli ansiolitici, gli antidepressivi, i tranquillanti da banco.

Esagerata! Sono sicura che andrà benissimo invece. E i tuoi progetti futuri? Stai già lavorando al prossimo romanzo?

 

Eh, sì. Finito una settimana fa lo storico, mi sono rituffata nell’erotico. Questa volta ancora più cupo, ancora più zozzo. Compenso le scarse attrattive dei miei partner con la penna. Almeno non fa ingrassare.

Oh, mio Dio! Non facciamolo sapere a tua nonna questa cosa dello zozzo però! 😀 Scherzi a parte, per concludere questa lunga chiacchierata, cosa consiglieresti a uno scrittore esordiente sul punto di mollare?

 

Cambiare. Se non sta andando, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Non è sempre facile capire cosa, perciò bisogna secondo me mettere un bel punto sul vecchio e rinnovarsi totalmente. Io, per dire, sono passata dal fantasy al rosa. Certo, con questo non vuol dire che debbano scrivere tutti rosa. Però un cambio di genere magari può aiutarci a staccare. A rivedere, ribilanciare, riconsiderare. Oppure nulla, se proprio non è cosa non è che si deve per forza scrivere. Io la vedo così. Finché dura bene, se non dovesse più riuscirmi, esistono tante altre cose, altri hobby, altre possibilità. Adoro viaggiare, potrei mettermi un sacco in spalla e diventare una blogger che intasa Youtube di video idioti di me che mangio bruchi in Tibet.

Che visione orribile!!! 😀 Allora buona fortuna Cecile, e che le stelle siano con te! Ops, mi sono confusa, questo è il motto della maga, volevo dire, in bocca al lupo e…in bocca al lupo! 😀

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