#UnLibroèdiPiù

di Monica Bauletti

“Non arrabbiatevi per un nonnulla”, esortava Ernesto Calindri dal tubo catodico degli anni 60, proponendoci una sua personale ricetta per combattere il “logorio della vita moderna”.
Un’immagine più moderna che mai la sua! Lui, seduto in mezzo ad un traffico frenetico che placido si gode un momento di relax.
Mi riporta a qualche anno fa, per la verità un bel po’ di anni fa, purtroppo.

Io, giovane ragazza in carriera: sveglia alle 7:45, capello corto, doccia e – grazie madre natura – niente trucco. Un vestitino a caso – ogni straccio fa un figurone quando si è giovani -, colazione al volo. Sulla mia peugeot 205 roland garros via al lavoro. 8:15! Ero sempre la prima in ufficio.

Poi di colpo la vita si ribalta. Trovo l’amore e in capo a due anni: sveglia alle 6:00, doccia, caffe, magari un po’ di trucco servirebbe ora, ma va che tempo non c’è! In tre sul lavandino con l’ochetta gialla come portasapone e lo spazzolino da denti che è un eroe perché distrugge il mostro dal mone: carie. Il dentifricio è quello di paperino che sa di caucciù.

In macchina -adesso è una station wagon- in mezzo a un traffico deciso a divorarmi viva assieme ai miei figli. Sto lì in questa scatola metallica con ruote e tutto il mio mondo dentro. E allora che si fa?
Mamma canta!” urla il più grande dei due e mamma canta, tutto il tempo canta e i mie figli, dallo specchietto retrovisore, fanno il coro. A un tratto mi accorgo che la canzone di Angelo Branduardi: “Alla fiera dell’est” è troppo corta.
Già! La vita moderna logora. Lo stress, la fretta, l’ansia travolge tutto. La vita scappa. Perdi il presente lanciata a fionda sul dopo e il prima è passato troppo in fretta per poterlo ricordare.
Ci vuole una ricetta signor Calindri, una nuova ricetta che insegni a tenere stretto il presente per non dimenticare.

Allora che fai?  Scrivi, fotografi, riprendi. Ma non basta, il tempo non frena signor Calindri.

Bisogna cambiare abitudini. Fermarsi a guardare negli occhi la gente. Parlare pensando alle parole dette. Imparare a leggere tra le righe, negli sgurdi,nelle incertezze e tra le frasi lasciate a metà.
Dobbiamo imparare a leggere. Tutto diventa traccia da decifrare, da interpretare. Il problema è che non sappiamo più leggere. Passiamo in superficie. Va di moda la lettura veloce. Non sappiamo scoprire il significato profondo che si nasconde dietro una frase. L’assonanza melodica delle parole ben accostate. Trangugiamo qualsiasi scritto senza apprezzarne i pregi e passando sopra a tante assurdità prendendo ogni bufala per grande verità.
Un buon esercizio signor Calindri sarebbe soffiare. Sì, soffiare sopra la schiuma fatta di bollicine vuote e andare a prendere il buono che c’è sotto.

Senza alcun dubbio la schiumetta è bella da vedere, ma se parliamo di gusto, allora a riempirci la bocca di schiuma non ne resta molto. Va beh.
Adesso non canto più “Alla fiera dell’est” da parecchi anni e se mi guardo indietro vedo una scia di immagini a tratti veloci che poi rallentano. Ma sono nitidi i carateri delle didascalie, le cose scritte non si dimenticano e se si dimenticano basta rileggerle,così ho un cassetto pieno di carte: i disegnini prima, ipensierini poi. I temi e le lettere. I bigliettini carichi di promesse con i buoni propositi a Natale. I diari e i quaderni.

Le parole scritte non sbiadiscono e non perdono intensità. Basta uno momento per ricordare l’emozione provata alla prima lettura.

Una frase stampata è di più

Un libro è di più.

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