Scrittori che ce l’hanno fatta. Parte prima: il fortunello.

gastone

di Coralba Capuani

Dopo aver dedicato alcune lezioni al ripasso della lingua italiana – lezioni che riprenderemo al più presto – vediamo di parlare anche del ruolo che le case editrici hanno nei confronti dello scribacchiante di turno. Premettendo che al momento la sottoscritta ce l’ha un po’ su con le case editrici, parliamo di chi ce l’ha fatta. Di chi ha trovato qualcuno che crede nel suo lavoro al punto da pubblicarlo. Ma non di gente normale che, inviando carrettate di manoscritti, alla fine, tra rifiuti, proposte di pubblicazione a pagamento e silenzi assoluti ricevono finalmente la tanto sospirata proposta. In questo articolo invece vogliamo parlare dei Gastone, di quelli che alla loro prima intervista da debuttanti dichiarano che, dopo aver inviato il loro manoscritto, l’editor della casa editrice si è innamorato a tal punto del loro romanzo da essere contattati immediatamente. E tutto in un paio di mesi! Oppure che un pezzo grosso di una prestigiosa casa editrice, non avendo nulla di meglio da fare che passare in rassegna la sterminata galassia dei blog, su chi va a imbattersi? Eh sì, esatto, proprio nel fortunatissimo scribacchino. Ma che casualità! Ma che fortuita coincidenza!

Sapete, io me lo immagino proprio il tizio che racconta ai microfoni della stampa le sue mirabolanti avventure. E più o meno la scena me la vedo così:

«Ma, guardi, io me ne stavo tranquillamente a casa con il mio panino con la mortadella che sento squillare il telefono. Siccome risponde sempre mia madre o mio fratello, non mi sono neanche alzata finché quell’imbecille brufoloso di Giorgio – mio fratello appunto – si è messo a strillare: “scendi cretina che c’è uno con la voce da maniaco che ti vuole”. E tutto questo senza neanche coprire con la mano la cornetta! Comunque, appena mi sono ripresa un po’, dopo aver mandato giù il pistacchio della mortadella che mi era andato di traverso, insomma, dopo, ho risposto cercando di fare la gnorri. Guardi, signor giornalista del quotidiano La Spubblica, non sa che emozione ho provato quando ho scoperto che quello là, il maniaco, cioè, la persona che mi cercava, era nientemeno che il signor Primo Libro, l’editor della famosissima Cani e Porci editore».

E lei che ha fatto? – incalzerà a questo punto il curioso giornalista rivolgendosi alla debuttante che se ne sta ieratica come la statua di una dea.

«A parte che a momenti mi veniva un colpo», risponde la smaliziata esordiente non abituata al clamore mediatico. «All’inizio non ci credevo neppure, poi quando lui, il Primo Libro, si è messo a dire che lui neppure li guarda i manoscritti degli esordienti. Perché lui, il Primo, ha ben altre cose più importanti da fare. Come per esempio rompere le scatole ai pesci grossi – gli scrittori affermati della sua casa editrice – affinché si diano una mossa con il prossimo libro perché non possono mica aspettare i loro porci comodi – si perdoni il gioco di parole. E che ora che sono famosi non vuol dire che possono fare come piace a loro, che i diecimila euro di anticipo la casa editrice li ha versati da parecchio ormai e, insomma, tutti questi affari delicati».

E quindi come è arrivato il signor Primo al suo manoscritto? – chiede il giornalista che un po’ inizia a scocciarsi di queste pause alla Celentano.

«Ma è proprio questo il bello! Primo Libro mi ha contattato dopo essersi imbattuto nel mio blog Parole a vanvera. Sa, signor giornalista, lì scrivo tutto quello che mi capita durante il giorno, ma proprio tutto tutto. Perché penso sia importante condividere ogni più piccola esperienza con il mio pubblico di lettori che così sono sempre aggiornati sugli spostamenti in treno o in autobus, sui viaggi a Fregene, su quello che mangio (fotografo i piatti in tempo reale), sul fatto che il mio cane Pongo abbia fatto pupù (sa, è un po’ stitico) e, insomma, su tutte queste cose».

Ah, sì? – chiede il giornalista in mezzo a uno sbadiglio.

«Lì ovviamente fornisco informazioni anche sui miei libri che puntualmente pubblico su Amargon. Perché non è mica una vergogna auto-pubblicarsi, anzi, sa quanti bei libri ci trova lì dentro?», prosegue imperterrita la petulante scribacchina elencando titoli e sinossi complete dei trecentoquindici libri auto-pubblicati.

«Ed è proprio lì che Primo Libro si è imbattuto nel mio romanzo rosa-porno-erotico Pelando cipolle senza lacrimare, quello che attualmente considero il capolavoro assoluto tra i trecentoquindici».

Vi risparmio il resto dello sproloquio che durerebbe almeno una mezz’ora tra l’elenco delle doti insite sin da bambina (era destino!), la fortuna di aver incontrato la persona giusta al momento giusto (il colpo di…), e l’essere tenace (sapevo da sempre che ce l’avrei fatta). E tante altre autocelebrazioni perché, non so voi, ma io mi sono stancata di ascoltare le bufale     che ci propinano le case editrici intente a costruire la favola del cenerentolscrittore. Di quel fortunello, cioè, che dopo l’incontro con la fatina buona viene introdotto nel palazzo della Letteratura, dove incontrerà il lettore-principe che si innamorerà al primo sguardo e dove, infine, verrà incoronato Re delle vendite.

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