Com’io divenni scrittor: incontro con messer GiamPiero Brenci

Di GiamPiero Brenci.

Da un gradito contatto con Letterando giunge la proposta ch’io “Pasticciatore d’Istorie” ho sempre temuto e temo: un’intervista. Cosa poss’io risponder alle domande imprescindibili: «Perché Lei scrive? E di cosa scrive?». Meglio ch’io ritorni all’inizio lasciando ad altri, ben più colti di me, di trarne lumi e considerazioni se ne avranno voglia e diletto.

A tarda sera mi capitò di percorrere Via dei Calzaiuoli in Firenze verso Piazza della Signoria. S’era al trentuno di ottobre ed una fitta nebbia saliva dall’Arno verso la Cattedrale. Pochi i passanti distratti e frettolosi, dalle figure distorte per tener i cellulari all’orecchio All’angolo con via Orsanmichele, mentre guardavo le nicchie con le loro statue, fui avvolto da una voluta di fumo che odorava di legno e, fors’anche, di castagne arrostite. Urtai un tipo ammantellato, con un basco floscio, che proveniva da via Calimala. Supposi dovesse trattarsi di un burlone mascherato per la notte di Halloween ch’era già iniziata. Chiesi scusa per la distrazione e quello, volgendosi ai due che lo seguivano, anch’essi con mantellette e stivaletti alla caviglia, esclamò con forte accento toscano: «Ed ecco, miei amici, un forestiero. Fors’egli potrà, se lo vorrà, redimer la nostra tenzone». Non v’ho da dir oltre lettore quanto io rimasi interdetto. Doveva esser un “figurante” o un guitto che si prendeva gioco dei passanti e mi guardai attorno per vedere la telecamera di una qualche televisione per uno di quegli spettacoli a sorpresa che tanto andavano di moda.
Ma se v’era doveva esser ben nascosta.

basilisco«Avete voi mai sentito parlar del mitico e perigliosissimo Basilisco?», chiese il secondo passandosi la mano sul mento.

Ed io vidi che aveva le dita macchiate di vernice.

«Ne scrisse Plinio il Vecchio», affermò il terzo togliendosi il cappello a tesa larga e mostrando un gran naso sotto i capelli lunghi e divisi alla sommità del capo.

«Se per questo ne ho scritto anch’io, ma non è questo il contender», precisò il primo che esibiva una fluente barba ben curata e gli occhi scintillanti di una forte curiosità.

E prendemmo a camminare verso l’Arno, ove le volute di nebbia s’andavano infittendo. Parevamo quattro amici che disquisissero per scegliere il miglior ristorante in zona.

«Io ha creder che il Basilisco sia rappresentato dal Donatello mentre combatte con San Giorgio sotto la nicchia in Orsanmichele», osservò l’uomo dal naso prominente.

«Agnolo, non siam qui a disquisir se quel drago sia o non sia il Basilisco».

«Ha ragione il Leo. Anche secondo me il Basilisco non sarebbe solamente un drago capace d’uccider con lo sguardo, o con il morso o con l’artiglio».
«In effetti, caro Botti, con tal nome ci fu uno degli ultimi Imperatori dell’Impero Romano d’oriente», osservò quello chiamato Agnolo.
E ci ritrovammo sul Lungarno ove solo i lampioni emergevano sopra il frusciare dell’acqua.
Mi guardai attorno nella coltre grigia opalescente smossa pigramente dall’aria trascinata dall’Arno: non c’era più nessuno. Con una certa qual fretta tornai indietro che rischiavo di perdere il treno e passai per il Piazzale degli Uffizi. All’eco dei miei passi frettolosi sollevai lo sguardo verso le nicchie che contengono le statue dei geni fiorentini e vi trovai le fattezze di quello che fu pochi minuti prima era stato chiamato “Leo!” Sotto la sua statua era il nome di Leonardo da Vinci. Affrettai di più il passo, ne avevo bastante di un Basilisco, di un Leo, di un Agnolo e di un Botti,
ma la miccia della curiosità era stata accesa. Salendo sul treno m’annotai che l’Agnolo potesse essere Angelo Ambrogini detto il Poliziano e che il Botti, avendo le dita macchiate di vernice potesse esser un pittore. Magari l’Alessandro di Vanni Filipepi meglio noto con il suo soprannome: Botticelli. Giorni dopo tra polverosi libri dell’Archiginnasio inciampai su tal Mastro Zefirano e sulle sue ipotesi sull’identità del Basilisco e da lì iniziarono le Istorie ch’io riportai fedelmente nel mio libro Istorie di un Basilisco (Maglio Editore).

Insomma si potrebbe affermar che non son io che scrivo, ma che son i personaggi che si declamano e raccontano di cosa accadde nella Firenze e, poi, nella Bologna del 1478.

Ma tutto ciò si può dichiarare in un’intervista senza esserne richiusi? Ne dubito ed è per tal motivo ch’io rifuggo dal Basilisco e dalle interviste…..

Gli incauti che volessero seguire la Combriccola del Basilisco possono frequentare ( a loro rischio e pericolo ) il sito http://www.basiliscohistory.it dove attualmente vengono pubblicate delle Videonovelle sulla Saga delle ostarie nella Bologna del 1478, ma queste son altre Istorie…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...