Pesto alla genovese sulla luna?

luna

di Coralba Capuani 

Ieri sera, intenta a spalmare la crescenza sulla fetta di pane integrale, ho ascoltato una notizia a dir poco curiosa. Una cotonata inviata di Striscia la notizia intervistava un’astrobiologa presso il Laboratorio della Nasa Ames in California. Una pimpante Rosalba Bonaccorsi, questo il nome della ricercatrice italiana, illustrava il progetto denominato Luna Plant Growth che prevede l’invio di alcuni semi sulla luna. Sì, avete capito bene, i ricercatori della Nasa vogliono inviare sul nostro satellite alcune piante entro il 2015, sicuri della presenza umana sul pianeta entro il 2030.

Il progetto vuole verificare, attraverso l’uso di speciali serre, se sia possibile la crescita e lo sviluppo di questi semini, se, in breve, osservando il pallido astro durante le sere di plenilunio, potremo intravedere macchioline di verde; sintomo che i semini di senape, basilico e pomodoro – queste le piante che verranno inviate – avranno attecchito. Sfruttando poi l’anidride carbonica, spiegava l’astrobiologa, si spera di creare le condizioni per la produzione di ossigeno, favorendo così una vita più semplice per i futuri colonizzatori terrestri.

Ora, a parte la dieta miserrima a cui saranno costretti i tapini, io mi chiedo ma perché mai dovremmo andare a vivere sulla luna? Ci stanno forse nascondendo qualcosa? Che so, prevedono entro il 2030 la distruzione del nostro pianeta? Verranno gli alieni? Arriveranno i quattro cavalieri dell’Apocalisse? La disoccupazione arriverà a un punto tale che saremo costretti a spostare il nord sempre più a nord tanto da passare dall’emigrazione all’allunaggio?

E poi, sapendo che fine farà il Sole, non sarebbe meglio cercare un’altra galassia? Volete mettere togliersi il pensiero una volta per tutte senza dover affrontare il problema successivamente?  Ma no, questi vogliono andare proprio sulla luna, anche perché il progetto non è poi mica tanto costoso, al massimo oscillerà tra uno e tre milioni di dollari!

Ma, dico io, con questi soldi non si potrebbe dare una mano alla nostra povera Terra martoriata? Che so, eliminare un po’ d’inquinamento, aggiustare siti archeologici che cadono a pezzi, creare e incentivare l’uso di forme di energia pulita?

Non potevano inviare questi semini nelle terre desertificate dell’Africa, dove milioni di esseri umani muoiono ancora oggi di fame? Non potevano inventarsi un sistema per trasportare o creare l’acqua dove non c’è?

Sì, lo so che la ricerca è importante, che, da sempre, la molla della curiosità umana ci spinge a superare il limite di ciò che conosciamo, e che, proprio questa spinta, ci ha fatto evolvere trasformandoci da semplici homo erectus a homo technologicus. Ma resta il fatto che molta gente vive ancora in condizioni non troppo dissimili da quelle delle prime tribù. Si può quindi definire progresso un processo che coinvolge solo una piccola parte della popolazione?

E poi, parliamoci chiaro, il progetto è stato ideato da ricercatori italiani, italiani ho detto, e ve la immaginate la conquista della luna da parte di un popolo le cui strade ricordano il groviera e dove un’autostrada aspetta di essere terminata dal 1964?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...