Mini (s)consigli lez.1. L’accento

errori-grammaticali-bussare-il-citofono

Chi ci ha seguito sa che nel precedente (s)consiglio, Non commettere errori sgrammaticati, ci eravamo ripromessi di proseguire l’articolo data la mole di errori comuni. Da oggi, quindi, Letterando inaugura una mini rubrica di (s)consigli grammaticali.

Iniziamo a mettere l’accento su alcuni punti, perché, come si sa, alcuni non ci pensano proprio mentre altri sembrano non poterne fare a meno. I primi percio potranno obiettare che pero non e mica vero, mentre i secondi diranno ché , invece, è proprio così, mà sè non vogliono ammetterlò và bene stesso. Ma vaglielo a spiegare ai primi che se loro scrivono pero a quegli altri viene subito l’acquolina in bocca pensando ai succosi frutti. Se poi quelli li dovessero prendere a parole e dir loro: «ue tè, che vuoi chi ti conosce?», gli altri potranno pure pensare che stanno sempre lì pronti a riempirsi la bocca; e prima l’albero di frutta e poi l’orientale bevanda, manco fossero dei viceré! E se poi dovessero sentirsi male? Che si fa, gli si chiede di dire trentatré?

E vabbè, mal che vada gli si da un digestivo al di finché finalmente non diranno ché si, il mal di pancia è finalmente passato. E meno male perche non si voleva mica attirare l’attenzione su di se, ne finire la. Ma come la dove? Li, no? Laggiu insomma….

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