Visita a un museo non museo

Heming

di Monica Bauletti

Qualche settimana fa ho letto la notizia che a Bassano del Grappa c’è il museo di Hemingway e della grande guerra e io che abito a Padova, io che sono una lettrice incallita, io che amo la letteratura del secolo scorso, io che mi esalto tra libri e generi letterari originali, non lo sapevo!!! E ancor peggio, tutte le volte che sono andata a Bassano non ho mai avuto notizia di questo museo! Dovevo andare al più presto e quindi sacrifico una delle poche domeniche di sole di questa triste estate e vado. Vado a trovare il beniamino della letteratura internazionale. L’uomo che ha ottenuto la medaglia della stella di bronzo conferita per atti di eroismo, di merito e di servizio in zona di combattimento. Un uomo che ha vissuto con intensa partecipazione ogni evento del suo tempo. Presente dove il malcontento sfogava in conflitti e dove l’onore non chinava il capo alla prepotenza del potere illegittimo. Un uomo che ha sposato quattro donne innamorate. L’autore che, quando i premi avevano ancora il sapore di premio, ha vinto Il Pulitzer per la narrativa (1953 con “Il vecchio e il mare”) e (1954) il Nobel per la letteratura. Scusate, sto parlando di un premio Nobel per la letteratura!

Un museo a Bassano dedicato a questo grande letterato. Mica da tutti, no?

Premetto che sono contenta di essere andata, ma la delusione è stata grande. Il biglietto di ingresso di € 5,00 mi ha permesso di vedere un filmato ben descritto accompagnato da musiche gradevoli nel quale si racconta la vita di Hemingway, la stessa che trovo in qualsiasi enciclopedia, ma in questo caso c’era anche la colonna sonora e non ho dovuto faticare a leggere perché una voce mi diceva tutto quello che si sa dell’autore. Poi ho potuto visitare altre due stanze dove alle pareti c’erano dei poster che descrivevano alcuni passi delle guerre con riferimenti alla presenza del nostro amato autore, il tutto corredato da foto e da brani e articoli scritti dallo stesso. Gli unici reperti erano alcune prime edizioni dei libri pubblicati e altre raccolte. Ora, questa è la definizione di museo secondo la Treccani:

«Raccolta di opere d’arte, di oggetti, di reperti di valore e interesse storico-scientifico. I musei rientrano, insieme alle biblioteche, agli archivi, alle aree e parchi archeologici e ai complessi monumentali, tra gli istituti e luoghi di cultura. In particolare, l’ICOM (International committee for museology dell’International council of museums) ha definito il museo “un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano testimonianze materiali dell’umanità e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educativi e diletto”».

Chiamare museo questo luogo dedicato al famoso scrittore mi pare decisamente un’ambizione esagerata. Se almeno mi avessero permesso di visitare il resto della villa e il parco in modo da poter vedere dove ha soggiornato l’autore durante la permanenza a Bassano, forse la visita sarebbe stata più gradevole, invece l’accesso era consentito solo alle poche stanze del seminterrato, umide e spoglie. Va be’ prendiamolo come un omaggio che Bassano, città ospitante, ha voluto fare al grande autore, un gesto di gratitudine per i racconti e romanzi che ha dedicato all’Italia, pace all’anima sua e che non veda gli spazi angusti, umidicci e ridotti che gli hanno dedicato e soprattutto che non veda come viene sfruttata la sua immagine.

Grazie Hemingway per esserci stato, per avere amato la nostra piccola e scalcinata nazione, per averci lasciato opere favolose, per non aver mai smesso di scrivere dimostrandoci che quando si ha una dote non si può non sfruttarla, non si può reprimerla, non si può tenerla nascosta con egoismo, ma bisogna liberare i pensieri e donarli a tutti.

Ehi, attenzione, ho detto: “quando si ha una dote” non quando ci si mette in testa di averla a tutti i costi, in questo caso i pensieri è meglio tenerseli per sé.

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