Intervista semiseria con Donatella Perullo

Donatella foto

«Ciao Donatella, benvenuta sul nostro blog, vorresti  descriverci la tua vita da autrice dando anche consigli a chi volesse intraprendere questa strada?»

«Ciao Letterando, lo faccio con vero piacere. Descriverò la mia giornata dal mattino: mi alzo presto, in genere a svegliare me e mio marito è una delle cameriere che ci serve la colazione a letto. Spalanca le tende permettendo alla luce del sole di invadere la stanza e a me di godere della vista del magnifico giardino che circonda la villa. Dopo una lunga passeggiata tra gli alberi insieme ai miei levrieri afgani e una doccia rigeneratrice, consulto Agenore, che tiene sotto controllo le royalty che quotidianamente mi fruttano le vendite dei miei best seller e mi fa il punto sugli investimenti da fare. Alle nove sento l’agente e impartisco ordini alla cuoca per il pranzo, dopo di che mi reco nello studio progettato dallo stesso architetto che ha curato il design di quello del mio amico Stephen (per voi comuni mortali Stephen King ndr) e chiudo la fatidica porta che mi permette di isolarmi dal mondo e ottenere la concentrazione necessaria a “creare”. Dopo quattro o cinque ore di lavoro indefesso – tempo che varia in base all’ispirazione – lascio lo studio e mi reco in sala da pranzo dove incontro la mia famiglia, do una pacca amorevole a mia figlia, tornata per le vacanze dalla lussuosa università inglese, e un bacio fugace a mio marito, in procinto di recarsi di nuovo sui campi di golf, quindi mi affido alle cure dell’estetista e del curatore d’immagine.

I party di gala sono la parte più stressante dell’intera giornata, non parliamo poi dei viaggi in giro per il mondo a presentare i romanzi al pubblico estero.

Le ore prima del sonno, invece, sono dedicate alla lettura e come suggerisce il buon Stephen, (sempre King ndr) bisogna leggere anche libri brutti per capire quali errori non fare.

Se posso darvi un consiglio, aspiranti scrittori, non fate mai l’errore di cedere i diritti cinematografici. Sì, è vero, guadagnerete qualche soldo in più, ma lo stress del contribuire al casting, del seguire la sceneggiatura perché non travisino le vostre storie e del recarvi sul set provoca uno sfibramento considerevole.»

«Donatella?»

«Sì, Letterando, dimmi».

«Ma ‘sto film dove lo proiettano di preciso?»

«Perché, si capisce che sto esagerando un po’?»

«Solo un pochino? Non tirarla tanto per le lunghe e tira fuori la verità.»

«Va bene, però sognare fa bene alla salute.»

«Sì, ma ora devi dire la verità perché chi legge deve capire com’è la vita di un’autrice emergente.»

«Emergente? Io non so ancora cosa voglia dire emergere. Confesso, la mia giornata tipo non è esattamente come l’ho descritta. Scrivo da quando ero bambina. Avevo nove anni quando elaborai il mio primo racconto e sedici quando terminai il primo romanzo fantasy. Mio padre è sempre stato un mio sostenitore, mamma non proprio. Il rumore della macchina da scrivere la innervosiva.

A pensarci bene c’è sempre stato qualcosa che ha remato contro la mia voglia di scrivere, ma, si sa, gli amori contrastati sono da sempre i più forti e resistenti. Sono sempre riuscita a rubare un po’ di tempo per dedicarmi alla creazione delle mie storie. Dopo i compiti, quando ero studentessa, –  non ditelo a nessuno, ma qualche volta anche durante – e poi,  dopo il lavoro da adulta, e oggi da quando l’azienda per cui lavoravo è fallita, dopo tutte le esigenze della mia famiglia.

Parliamoci chiaro, finora ho pubblicato diversi racconti e decine di recensioni per la rivista on line I-Libri, ma non ho mai guadagnato un solo centesimo, anzi no, mi correggo, cinque anni fa mi classificai terza a un concorso letterario e vinsi cento euro. Quello è stato fino a oggi l’unico guadagno economico che mi ha elargito la passione per la scrittura.

Faccio distinzione tra guadagni economici e quelli morali perché se dovessi fare un unico cumulo tra la soddisfazione che mi da lo scrivere e quei cento euro, allora la mia vita sarebbe davvero da miliardaria. Neanche respirare però procaccia denaro e per me scrivere è quasi come respirare, non potrei vivere senza. Comunque alla fine di questo mese uscirà il mio romanzo fantasy Lacrime d’Ametista

«Ah, e lo dici così? Allora comincerai a guadagnare».

«Che fai Letterando, ora mi prendi anche in giro? La Butterfly Edizioni è una casa editrice piccola ma seria, non chiede alcun contributo – altrimenti non avrei mai firmato il contratto – e mi dà una percentuale dignitosa sulle vendite, ma con le spese che dovrò affrontare per le presentazioni, la promozione e tutto il resto, sarò fortunata se ci uscirò in pari.»

«Quindi non capisco, qual è il messaggio che vuoi lanciare a chi ci sta leggendo?»

«Il messaggio è duplice. Ai lettori puri, quelli che non si sono mai sognati di scrivere nulla se non il loro diario segreto o la nota della spesa, dico di non idealizzare la vita dei loro autori preferiti perché solo uno su duemila – anzi meno – vive di scrittura. Aggiungerei di non prendere sottogamba la pirateria. Ogni e-book scaricato abusivamente, soprattutto quando si parla di scrittori italiani emergenti, scava un fosso sotto i piedi del povero autore allontanandolo sempre più dalla agognata superficie.  A chi invece sogna di diventare scrittore dico di non smettere mai, ma solo se scrive per passione e non perché pensa di raggiungere il successo e la ricchezza. Scrivere non rende, non in Italia. Se volete diventare ricchi pensate a qualcos’altro.»

https://www.facebook.com/ilfatodeglidei

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Un pensiero su “Intervista semiseria con Donatella Perullo

  1. Grazie Donatella, ho preferito la prima parte dell’intervista, se letterando se ne stava zitto era melgio! Hai proprio ragione, sognare un pochino fa bene alla salute, tanto di questi tempi sapere la verità non serve a niente meglio vivere di illusioni.

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