Lezione n. 3: non commettere atti sgrammaticati.

errore

di Coralba Capuani

Lo so, sembrerà banale, ma una delle prime regole da conoscere affinché ci si possa avvicinare alla scrittura è l’ottima conoscenza delle regole sintattiche, grammaticali e ortografiche della lingua che stiamo utilizzando.

Se vi state chiedendo il significato dei tre termini succitati posso già dirvi che partite male, molto male, ma fingiamo che la vostra dimenticanza sia momentanea, magari dovuta agli anni intercorsi tra il periodo degli studi e quello attuale, e vediamo di offrirvi una rinfrescata alla vostra stantia memoria.

La sintassi, come recita il dizionario Devoto Oli, è lo studio delle funzioni proprie della struttura della frase. Sorvoliamo sul fatto che essa si completi con la morfologia e la lessicologia e diciamo solo che in una frase del tipo: «I genitori sono affezionati ai figli», «I genitori» rappresentano il soggetto, «sono affezionati» il predicato nominale e «ai figli»  il sintagma della direzione.

E voi direte, e chissene… E no, cari miei, tutto ciò serve a conoscere il «materiale» con il quale avete a che fare e, quindi, a farne buon uso.

La grammatica, questa sconosciuta.

Forse starete pensando ma io ho studiato mica sono un’ignorante!

E qui casca l’asino invece. Soprattutto se l’ignorante in questione è di sesso maschile.

No, non c’entra nulla l’essere femminista o meno, ma si tratta di una semplice regoletta. L’articolo indeterminativo maschile  è un (troncamento di uno), perciò senza apostrofo, ben diverso invece se l’ignorante è una “ignorantessa”, lì sì che una, perdendo la vocale, vuole l’apostrofo.

Questo è solo uno degli errori più comuni che si commettono, ma c’è anche chi riesce a fare di peggio. A questa categoria appartengono sicuramente  i “verbicidi”: i serial killer dei verbi.

Anche se alcuni all’apparenza potrebbero fare un po’ tenerezza, spesso si ispirano (involontariamente) a Sbirulino o a Fantozzi, non bisogna mai prenderli sottogamba. Sempre gentili, con i loro vadi, venghi, dichi pure, non si vergogni, sarebbero capaci di stendevi con un se io avrei a tradimento quando meno ve lo aspettate.

Tra i simpatici affondatori della lingua italica, invece, annovererei gli «scambisti», quelli cioè che confondono ricciole per lucerne, quelli capaci di servire al proprio fidanzato una bella portata di mastice, quelli che si spaventano quando sentono passare un’ambulanza che fila a sirene spietate, quelli che fanno sempre le analisi del sangue per controllare il livello dei tricicli e così via.

E sapete che c’è? Siccome l’articolo si sta dilungando e le cose da dire sono ancora tante, per ora mi fermo qui, dandovi appuntamento alla prossima per il proseguo.

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