Lezione N. 2: chi ha paura dell’editoria?

case ed.

di Monica Bauletti

“Più mi addentro nel mondo dell’editoria e meno ne capisco” questo mi ha detto oggi la mia amica Antonia Serranò che, sfondata la porta dell’editoria, dopo aver pubblicato il suo romanzo “L’undicesimo maestro” con contratto editoriale regolare e non a pagamento, era convinta di essere ufficialmente entrata nel modo della letteratura, editata ed edita.

 

A me è venuta in mente un’altra citazione invece: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

 

E questa è la lezione n. 2

 

Se chi di voi è convinto che la fatica più grande sia dare forma all’idea che si porta dentro, riuscire a raccontare la storia che tanto preme, resterà subito deluso. La strada è tutta in salita.

 

Un autore serio che tiene a far bella figura e vuole scrivere un testo di qualità, dopo aver messo la parola

F I N E  al suo romanzo deve cominciare a lavorare davvero. Le fasi sono le seguenti:

  • La revisione e correzione delle bozze. Bisogna leggere, rileggere e ancora leggere. Ma non per lodarsi e pensare “ma come sono brava! Ma come sono stata bravo! Ma sono stata/o proprio io a scrivere queste meravigliose righe?” No, bisogna tirare fuori tutta la cattiveria e diventare il nostro peggior lettore.
  • La caccia alla casa editrice. Allora ti attacchi a internet e trovi tutti gli indirizzi possibili, ascolti i discorsi di altri colleghi aspiranti scrittori ti confronti e poi cominci a mandare il file a tutti, stai tranquilla nessuno te lo ruberà. Rompi i cosi che non si dicono a tutti perché ti leggano e ti prepari ai rifiuti. Non tutti ti diranno che non sono interessati e nessuno ti dirà perché non va e non è interessato, per lo meno non ti dirà il motivo vero.
  • Anche con le agenzie si può provare, ma si evolve tutto e quelle agenziaEche leggevano e non chiedevano soldi hanno scoperto che si guadagna anche solo a leggere e ora cominciano a chiederti soldi anche per valutare se gli interessa o meno il tuo romanzo così ti trovi a spendere soldi per sentirti dire che non lo vogliono. Però! Ti mandano al quel paese e ti fanno anche pagare. L’Italia moderna è anche questo.
  • Un’altra cosa che si può e si deve fare è partecipare ai concorsi, concorsi e ancora concorsi.
  • L’insidia peggiore è la casa editrice a pagamento. Vi diranno: “il tale autore ha pagato per pubblicare il suo libro”, e i nomi ti faranno raggelare uno che ha impressionato me è il nome di Moravia, sì, Moravia si è auto-pubblicato. Altri tempi, altre epoche, altra mentalità cari miei. Voi penserete: be, se si è pubblicato lui chi sono io per pretendere che mi pubblichino senza pagare?” io vi chiedo: “Chi pensate di essere per forzare la selezione e imporre la vostra opera pagando una “tipografia” perché riversi centinaia di vostri libri sugli scaffali?”. L’EPA non è ben vista da nessuno, non piace ai critici letterari e non vi faranno mai nessuna recensione. Sarete visti da tutti gli addetti ai lavori come il tifo murino. Vi sentirete degli intrusi e degli abusivi in ogni ambiente. L’editoria a pagamento è sconsigliata, è controproducente.
  • Invece il selfpublishing è tollerato da tutti, anzi le CE spesso tengono d’occhio le classifiche perché potrebbero trovare proprio lì l’opera dell’anno il futuro premio bancarella.

 

Questi sono alcuni dei passi che uno scrittore esordiente deve fare.

Inutile dire che se siete già famosi, non so, magari per degli inchini fatti e che hanno causato disastri ambientali e altri drammi ben più gravi, i punti elencati non valgono, è ovvio! Siete già famosi e contesi, potete pubblicare il vostro libro saltando la fila e beccandovi subito una laurea a honorem e una cattedra all’università, ma questa è un’altra storia. Noi, restiamo sul consueto, sulle regole giuste o ingiuste, fate voi.

Con questa prima parte di lezione che ha la presunzione di volervi illuminare la via verso il successo editoriale, non abbiamo spiegato ancora le perplessità della nostra Amica Antonia, ma ci arriveremo presto, la strana per la consapevolezza è ancora lunga.

La seconda lezione finisce qua.

La prossima puntata parleremo d’altro.

Chi ha esperienze da condividere lasci un commento.

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