Secessione del Veneto 2: il punto di vista del sud.

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di Coralba Capuani

Ci risiamo, ecco che la Scozia indice un referendum per chiedere l’indipendenza dall’Inghilterra e il nostro Nord (leggi Veneto) che fa? Copia i “colleghi” scozzesi adducendo bislacche giustificazioni circa la necessità di autodeterminazione del popolo veneto/padano. Popolo? Padania? Forse i nostri connazionali nordisti, influenzati dalla lettura del Signore degli Anelli di Tolkien, hanno pensato bene di crearsi una Terra di Mezzo tutta per sé? (E perché i “mezzuomini” sì e noi no? E che siamo i figli della serva?).

E su quali presupposti, di grazia, l’Italia dovrebbe concedere a uno spicchio del suo suolo l’autonomia? Quali i presupposti? Cosa, in breve, divide questa porzione di popolo da tutti gli altri? E, soprattutto, il Veneto ha ragione?

Valutiamo alcuni punti su cui basare una giustificata richiesta di autonomia.

La ragioni storiche sembrano essere più forti riguardo il caso della Scozia che è un paese che fa parte del Regno Unito (United Kingdom), il che presuppone già un insieme di stati e non di regioni. Abitata in antichità dai Celti, conquistata dai romani solo nel 79 d. C., assoggettata all’Inghilterra nel 1265, ribellatasi sotto la guida di William Wallace (quello del film Braveheart con Mel Gibson per intenderci), segue poi, con varie vicissitudini, la storia dell’Inghilterra.

La Catalogna e il Veneto, invece, contrariamente alla Scozia, sono due regioni, quindi perché mai dovrebbero chiedere l’autonomia? Quali sono le basi su cui si poggia questa richiesta?

Per quanto riguarda la prima si potrebbe parlare di ragioni culturali e linguistiche. La lingua catalana e le sue varianti (valenziano, maiorchino, algherese, ecc.) sono lingue romanze occidentali molto diverse dallo spagnolo ufficiale (castellano).

Vediamo qualche esempio:

italiano spagnolo   catalano

fuoco      fuego        foc

uomo     hombre      home

bere        beber        beure

piccolo  pequeño  petit/xicotet

Anche lo scozzese (il gaelico scozzese) è una lingua. Imparentata strettamente con l’irlandese, il gaelico non è mai stato espropriato completamente del suo status di lingua nazionale, ed è tuttora riconosciuto da molti scozzesi, sia che parlino gaelico o meno, come una parte fondamentale della cultura nazionale. Alla fine del ‘400 in Scozia erano parlate 3 lingue: il gaelico scozzese, l’anglo sassone scots e il norn, mentre erano già estinte sia la lingua pitta che il brittonico. In seguito l’anglo sassone continuò ad espandersi a scapito delle altre due, anche se esistettero anche momenti di espansione del gaelico a danno del norn. Oggi l’anglo sassone “scots” è la lingua dominante in Scozia, mentre l’inglese comune è compreso dalla maggior parte della popolazione. Il gaelico possiede una ricca tradizione orale (beul-aithris) e scritta, essendo stato la lingua della cultura bardica dei clan delle Highlands per diversi secoli. La lingua soffrì a causa delle persecuzioni degli Highlanders, quando le loro tradizioni vennero perseguite dopo la Battaglia di Culloden del 1746.

Come si può comprendere già da questi brevi cenni le differenze tra le richieste della Catalogna, della Scozia e del Veneto sono evidenti.

Non solo la regione Veneto non si discosta dalla storia delle altre regioni d’Italia, come per la maggior parte di esse vede l’insediamento di un gruppo di tribù che in veneto sono i veneti, in Abruzzo per esempio sulla fascia costiera erano stanziati i Pretuzi al confine con i Piceni, più a sud i Vestini Transmontani, nellavalle del Pescara i Marrucini e, lungo la costa chietina i Frentani. A ridosso della Majella tra l’Aventino e il Sangro vi era il popolo dei Carrecini. I popoli dell’interno erano i Vestini Cismontani nella conca dell’Aquila, i Peligni nella pianura di Sulmona, gli Equi e i Marsi si dividevano l’alveo del Fucino, tra L’Aquila e Rieti vi erano i Sabini, mentre a sud dei Marsi, lungo l’alta valle del Sangro, verso il Molise, si trovavano i Pentri.

Giustificare poi la richiesta di secessione del Veneto sull’antica autonomia della repubblica di Venezia, poi, mi pare una scemenza, in quanto la succitata libertà o autonomia era una prerogativa di tutte le repubbliche marinare, quindi che fare? Se Genova, Amalfi e co. Ci chiedessero la secessione per gli stessi motivi? Per non parlare dei vari stati e staterelli in cui era divisa l’Italia, quindi di cosa si sta parlando? A meno che non si pretenda una regressione alla divisione medievale (si era già parlato di dogane in territorio italiano, vi ricordate?). p

Per quanto riguarda il fattore linguistico, infine, il veneto non è né più né meno di un semplice dialetto, non ha in pratica lo status di lingua in quanto deriva dal latino volgare parlato in quella zona, come accade d’altronde per la maggior parte dei dialetti italiani. È inutile dilungarsi in ulteriori discussioni linguistiche o storiche quindi, e anche se quasi mi dispiace (quando mai!) far sfumare l’illusione di una terra fantasmagorica come la Padania abitata da antichi e coraggiosi popoli nordici, no, niente da fare cari Veneti, leghisti e padani: la Padania non esiste proprio.

Chissà perché però, devo ammetterlo, mi sento come quello zio imbecille che rivela al nipotino che Babbo Natale non esiste….

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2 pensieri su “Secessione del Veneto 2: il punto di vista del sud.

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